«Il mio tempo è finito
Ma non ho rimpianti»

L’azzurro Cairoli: «Nessun ripensamento, chiudo qui la carriera»

«Il mio tempo è finito Ma non ho rimpianti»
Simone Cairoli, con cappello, festeggia l’ultimo decathon

«Nessun ripensamento:il salto il lungo dei tricolori a Rovereto è stata la mia ultima gara». Simone Cairoli spegne subito le speranze:il ritiro ormai è ufficiale. A 31 anni lascia un atleta che ha riscritto la storia moderna delle prove multiple. Il villaguardese ha fatto riscoprire, ai comaschi ma anche a tutti gli italiani, le “dieci fatiche”. L’addio vero è stato a Firenze, il mese scorso, nell’ultimo decathlon.

«Ci tenevo a chiudere in mezzo agli amici. Nella nostra specialità, anche per la fatica condivisa lungo due giorni, c’è tanta amicizia. Non a caso, all’arrivo dell’ultima prova, ogni volta ci abbracciamo e festeggiamo, al di là del risultato e del piazzamento. Perché, prima di tutto, chiudere un decathlon è vincere una scommessa con te stesso».

A Firenze i “colleghi” ti hanno autografato una maglietta.

«Penso che resterà uno dei ricordi più belli».

Lasci a pochi mesi dalle Olimpiadi, che erano il tuo sogno. Non hai “molto” rammarico?

«I giochi sono l’obiettivo di tutti gli atleti ed è così anche per me. Ma purtroppo i miei tendini ormai non possono più reggere lo sforzo di una gara di alto livello. Si avrei potuto rallentare, centellinare le uscite ma poi il problema si sarebbe ripresentato di nuovo. E non me la sento di ritornare ogni volta al punto di partenza».

Quindi nessun rimpianto.

«Certo. L’ho detto al momento dell’annuncio del ritiro e ne sono convinto anche ora che il momento è arrivato. L’atletica agonistica mi ha dato 23 anni eccezionali. Un lungo viaggio, bellissimo. Però ad un certo punto, tendini a parte, arriva anche il momento di pensare al futuro, “da grande”. Dovevo fare delle scelte lavorative che sarebbero stati incompatibili con l’atletica».

Però rimani nel “settore”, anche perché sei nella Commissione atleti, come vice presidente. E ai tricolori, gara del lungo a parte, hai parlato con molti tuoi ex colleghi.

«Era l’occasione giusta. L’obiettivo della commissione è proprio quella di ascoltare di più la voce degli atleti e rispondere in maniera più adeguata ed efficiente possibile alle loro istanze e necessità. Ho provato sulla mia pelle, le difficoltà che si incontrano, quando non entri in un gruppo militare e non puoi fare il professionista».

A Rovereto hai parlato molto con Fabrizio Schembri. Voleva farti cambiare idea sul ritiro, dimostrandoti che a 40 anni puoi ancora entrare in una finale tricolore, mettendo alle spalle tanti avversari più giovani?

«No, non voleva farmi desistere. Ogni atleta ha i suoi tempi e le sue problematiche. Il mio tempo si è concluso e sono felice che quello di Fabrizio invece vada ancora avanti. Una cosa la invidio:ha la possibilità di stare vicino (in gara è il massimo) ai più giovani e di dare una mano per la loro crescita. E Fabrizio lo sta facendo, con grande passione. Proverò a farlo anch’io anche se non mi sento, per il momento almeno, allenatore».

Al termine di una carriera arriva il momento dei ringraziamenti.

«Ne ho tanti da fare, che sicuramente rischio di dimenticare qualcuno. Partirei dalle società delle quali ho avuto l’onore di vestire la casacca. A partire dall’ultima, l’Atletica Lecco che, dal 2008 quando ho iniziato come juniores, mi ha sempre sostenuto e mi è sempre stata vicina. I risultati sono arrivati anche grazie alla serenità e alla tranquillità che mi hanno dato. Una situazione “impagabile”. E poi mi hanno sempre dato carta bianca. Non posso dimenticare il Gs Villa Guardia, dove ho iniziato a fare atletica e dove la mia passione è diventata solida. Non era scontato che, a poco più di 10 anni, mi appassionassi e mi innamorassi. Al Gs Bernatese sono arrivato da Cadetto e anche quei quattro anni hanno avuto la loro importanza».

Le istituzioni non sempre ti sono venute incontro.

«Negli ultimi anni mi hanno dato una mano. Non posso dimenticare il progetto “Orgoglio del riscatto” voluto dall’attuale presidente della Fidal, Stefano Mei, che mi ha permesso di potermi dedicare, in modo quasi professionale, alla preparazione per le Olimpiadi di Tokyo. Poi purtroppo i giochi sono stati rinviati. Un grazie anche all’ex presidente Alfio Giomi che negli ultimi anni del suo mandato si è interessato attivamente alle prove multiple, dando dignità e visibilità alla nostra disciplina. E poi un grazie a tutti i tifosi comaschi e lecchesi che mi hanno sempre seguito e sostenuto. I risultati sono arrivati anche grazie a loro».

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