«Avventura mondiale
non solo per esserci»

Intervista a Lorenzo Mauri, team manager del Motocorsa Racing che ha debuttato nel mondiale Superbike.

«Avventura mondiale non solo per esserci»
Il box del Team Motocorsa nel box di Jerez, prima prova mondiale Superbike

Lo scorso weekend il Team di Lurago d’Erba Motocorsa Racing ha debuttato nel mondiale Superbike. Debutto in pianta stabile, dopo due gare spot lo scorso anno. La squadra ha ottenuto un punto con l’argentino Tati Mercado, in sella alla Ducati Panigale. Ma il Team Principal Lorenzo Mauri, ex pilota, non si accontenta, convinto di poter stare più avanti, con il suo pacchetto tecnico. Nella veloce pausa tra una gara e l’altra, due giorni a casa (in azienda, anzi) prima di imbarcarsi per la seconda prova a Portimao di questo weekend, abbiamo incontrato Mauri per celebrare questo significativo momento della sua carriera e del motociclismo comasco, tornato con lui ai vertici del motorismo iridato.

Allora Mauri: è stata una bella emozione?

Non c’è tempo per emozionarsi. C’è da lavorare. Lo stop per il Covid ha reso tutto ancora più frenetico, con un calendario stretto, intenso, ancora da mettere a punto. Tanta attesa prima, e ora non c’è tempo nemmeno per respirare.

Da un lato la soddisfazione per il debutto, dall’altra l’analisi tecnica. Da dove cominciamo?

Siamo uomini di motorismo, abituati a confrontarci con il cronometro e con i risultati. Nella mia testa adesso c’è solo la valutazione del risultato.

E dunque?

Dunque non siamo certo soddisfatti. Abbiamo fatto ventesimo in prova, e nelle tre gare un ritiro (seppure dopo una bella rimonta dal 20° posto al 12°), un 17° e un 15° posto. È arrivato un punticino. Ma non possiamo essere contenti.

Dove vorreste essere?

Le tre Ducati indipendenti sono arrivate più avanti, addirittura Rinaldi quarto. Ora possiamo considerare una prova assolutamente sorprendente quella di questo pilota, ma il nostro target è partire tra il 12° e il 15° posto e in gara avanzare. Eravamo troppo indietro.

Come mai?

Fare il Mondiale è come scalare l’Everest. C’è un grosso lavoro di messa a punto, non solo della moto ma anche della strategia. Abbiamo sbagliato qualcosa nell’impostazione, usando troppo l’assetto da gara nelle libere e poi pagando una caduta nelle libere-3 che ci ha rovinato la qualifica. Poi partire dal 20° posto è dura. Anche il nostro pilota si è un po’ innervosito, dopo la caduta del sabato mattina, nei primi giri è stato prudente, gli faceva male la spalla. Ma un weekend del Mondiale è un puzzle: la gente vede la gara e giudica quella ma tutto parla da molto lontano. Comunque, niente sufficienza in pagella (ride, ndr).

Ci spiega come si imposta il lavoro?

Il 90% lo si fa a casa. Noi stabiliamo un programma nel dettaglio: uscire a che giro, con quali soluzioni, e che modifiche apportare alle soste ai box. Un programma molto dettagliato che poi va cucito addosso alle situazioni contingenti: traffico in pista, temperature, imprevisti. Anche noi dobbiamo prendere le misure.

Rispetto agli impegni dell’italiano, a cui eravate abituati, quanto è più impegnativo il mondiale?

La meticolosità del lavoro è la stessa. La differenza maggiore è che nel Tricolore si può lavorare in pista il giovedì per mettere a punto la moto, girando in una sessione di allenamento. Nel Mondiale i tempi sono più stretti e ogni sessione è un esame decisivo verso la prestazione. Puoi sbagliare di meno. E la concorrenza è molto preparata. Devi azzeccare tutto nelle scelte e nei tempi. Ma abbiamo lavorato bene nella preparazione, abbiamo materiale di primo livello, non ho dubbi che miglioreremo.

Quante persone lavorano nel team per questo impegno mondiale?

Siamo dieci. Io, il pilota, l’ingegnere, il capotecnico, due meccanici, il gommista, e due jolly tra cui l’autista del bilico che poi fa è anche l’addetto alla tabella. Due persone in più rispetto all’italiano.

Al di là della prestazione, ci sarà anche stata un pizzico di emozione nel vedere la propria squadra, il marchio creato nel 2006, nella lista dei partenti del mondiale...

Non c’è tempo per emozionarsi. Anzi, direi che l’emozione me l’aspetto il giorno in cui saremo nella top ten e lotteremo tra i migliori. Allora sì che mi emozionerò.

Lorenzo Mauri torna mai in sella?

Ah sì, è capitato. Certe volte, nei test, quando proviamo una nuova soluzione, magari lo shake down, cioè il battesimo tecnico, lo faccio io per rendermi conto di cosa abbiamo fatto.

Cavolo, un team manager che salta sulla moto e fa qualche giro non per divertimento ma per collaudo: un caso unico!

Adesso che mi ci fate riflettere, è vero... Ma non lo faccio mica per divertimento!

Nostalgia di quando correva?

Mah, io sono uno che durante le prove prende lo scooter e va a vedere i piloti nelle curve per rendermi conto di come vanno le cose, le nostre e quelle della concorrenza. Ecco, qualche volta lì mi immagino ancora in sella. Ma soprattutto mi emoziono come una volta. Vedere questi piloti in azione è sempre bellissimo.

Due parole sul mondiale, nel senso di lotta al vertice, ce le dice?

Credo che la Kawasaki abbia avuto qualche problema di messa a punto, su una pista un po’ start e stop che favoriva la Ducati. Già a Portimao, più di percorrenza, le cose potrebbero cambiare. Ma sostanzialmente credo che le due moto si equivalgano e la differenza la faranno i piloti. Scott Redding potrebbe essere una carta a favore della Ducati, perché è vero che arriva dalla BSB britannica, ma è anche vero che aveva fatto stagioni in MotoGp mostrando di andare forte.

Ora Portimao.

Lavoreremo subito per migliorare. La scalata è appena iniziata.

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