Basket, torna “Ai lov dis gheim” La versione di Gianni (Corsolini)
Gianni Corsolini

Basket, torna “Ai lov dis gheim”
La versione di Gianni (Corsolini)

Consueto appuntamento settimanale con la rubrica di sport più longeva de La Provincia

n questi giorni è alle stampe un mio libro intitolato “Vado a vanvera”, che già nel titolo riassume le mie diverse opinioni sul mondo moderno. La prima presentazione verrà fatta a Vedano Olona ai primi di Settembre, mentre a Cantù verrà fatta verso il 20. Tre le due date ci sarà un incontro con i genitori dei ragazzini della Scuola Basket di Cucciago, per iniziativa di Fabio Borghi.

Ultimamente vengo punzecchiato per la mia insistenza sul mancato equilibrio delle persone, anche acculturate, e con posizioni sociali importanti ed interessate finanziariamente nello sport. Sarò chiaro una volta per tutto: Maradona sarà stato un giocoliere col pallone in campo, ma io lo vedo come un evasore fiscale e uomo che nega la paternità di un figlio, salvo poi riconoscerla più avanti. Per me un campione deve essere un esempio per i ragazzi.

Mi sforzo di capire l’abbandono plateale d i Totti con quella cena milionaria con i suo amici, almeno lui però, a parte l’appartenenza rimasta per tutto il periodo di gioco alla Roma, ha creato una famiglia che è rimasta tale, sia pure con le insidie di un calciatore strapagato e di una moglie nel mondo dello spettacolo. Dicono che io sia troppo rigido. E allora come dobbiamo giudicare l’abbandono di Cassano? Una fortuna mandata in fumo con dei comportamenti quanto meno “originali” tenendo conto sicuramente di quanto p riuscito a fare per uscire da ragazzino dalla Bari vecchia, non certo modello di alta educazione.

A questo punto rispetto tutte le amichevoli chiamate, ma rivendico la mia libertà di opinione. Certo io non ho messo danari, perché non ne ho, ma anche io devo essere libero. Non sopporto la sudditanza di tutti al web, che è il nuovo vangelo, che ti obbliga a vivere una realtà molto distante, troppo da quella attuale. Per me tutti abbiamo l’obbligo volontario di smetterla di dire che “ i tempi sono cambiati” e dobbiamo avere il coraggio di reagire a un consumismo esagerato. Non solo gli anziani non parlano più tra di loro, ma anche i bambini. I bambini, secondo me, hanno colpevolmente il cellulare a 10 anni anche se loro potrebbero insegnare ad usarlo a noi vecchi. Ma il “tutto subito” non so dove ci porterà.

Il sacrificio, l’impegno, il rispetto di se stessi e degli altri dovrebbero essere insegnati dai genitori che purtroppo per primi sono volutamente schiavi di questo mondo, del danaro, della visibilità, del mondo del “Grande Fratello” e dei vari realities.

E lo sport, tutti gli sport? Lo sport dovrebbe essere maestro di vita. Ma oggi ci mettono “veleni” anche i genitori che vogliono fare inseguire ai figli le false realtà di prima. Ma prendiamo un po’ di forza con la nostra pallacanestro. La Nazionale è in ritiro nel Trentino, nella speranza che l’aria rarefatta porti bene agli azzurri. Il team tecnico si avvale del capo coach Ettore Messina e dell’aiuto del nostro Pino Sacripanti, uno dei nostri che si è davvero fatto un mazzo per arrivare da anni ad essere responsabile delle varie nazionali giovanili, oltre che di risultati più che buoni nelle varie società. Guarda caso tutti quelli che hanno ottenuto successo in tutte le espressioni della vita dallo stesso sport, alla cultura, alla musica, al lavoro in azienda sono quelli che si sono impegnati alla morte per poterci arrivare. Non considerando questo come un traguardo ma come una tappa.

Sono contento, a dimostrazione di quanto sopra, che nel gruppo tecnico sia entrato anche Fois, un sardo che ha sempre lavorato molto bene coi giovani e che è di quelli con la tempra da professore di “ Attimo fuggente”, per cui i ragazzi non devono avere soltanto istruzioni tecniche, ma consigli umani di vita. Non ditemi che sono il solito appassionato della Sardegna e dei sardi. Non sono partito da Grazia Deledda piuttosto che da Fresu, Geppi Cucciari, o Gavino Sanna, o la scrittrice Murgia. Sono arrivato al capitano della nostra Nazionale Gigi Datome, che ha vinto quest’anno l’EuroLega, ha vinto i campionato in Turchia e si è sempre fatto apprezzare anche in America per il comportamento come persona prima ancora che nelle percentuali di tiro.

Mentre mi auguro un buon campionato e chiaramente lo auguro alla Pallacanestro Cantù e riscontro che la Dinamo Sassari ha completato il suo roster ed addirittura ha creato un sodalizio con una società a Cagliari di serie inferiore. I campioni d’Italia, Venezia, sembra che abbiano raggiunto la quadra, così come la miglior squadra dell’anno scorso è stata Trento, anche se non premiata dalla vittoria finale.

Poi chiudiamo col consueto discorso che è realtà: i soldi, i tanti soldi non danno la sicurezza della vittoria. È l’esempio dell’Armani, un altro è esempio è quella della Virtus Bologna una grande società che è tornata in A1 e nonostante della solidità finanziaria e nonostante abbia la sicurezza della proprietà con la Segafredo Spa, non ha ancora raggiunto una tranquillità fra i rapporti tra tecnici, fondazione, squadra e management. Almeno recentemente hanno chiarito escludendo la proprietà quali sono i rapporti tra manager allenatore e altri componenti.n 
Gianni Corsolini


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