Eagles, giro d’Italia
fuori dai palazzetti

Il gruppo più caldo dei supporters di Cantù dall’1 maggio tornerà a sostenere la squadra sugli spalti. Ma finora non sono rimasti davanti alla tv: in trasferta sempre, anche a Trapani o a Capo d’Orlando, senza entrare

Eagles, giro d’Italia fuori dai palazzetti
Gli Eagles a Trapani, una delle trasferte lontane, stando fuori dal palazzetto

C’erano. Non fisicamente sugli spalti a due passi dalla squadra, ma lì vicino. All’esterno dei palazzetti di tutta Italia e, ovviamente, con il cuore e con la mente. Un anno di Eagles fuori dai palasport, da Desio a Capo d’Orlando, fedeli alla linea decisa il giorno delle chiusure degli stadi e dei palazzetti: non si rientra, finché la situazione non migliorerà e non ci saranno le condizioni per rientrare.

Non sono stati davanti alla tv in questi mesi. Si sono sempre riuniti, hanno viaggiato, sempre presenti con striscione (capovolto) ogni volta che Cantù ha messo piede in campo, in casa e in trasferta. Le trasferte più clamorose? Le due in Sicilia: in 40 a Trapani, in 9 a Capo d’Orlando di mercoledì sera. O la trasferta… in autogrill contro Torino. Assurdità? Per loro è stato un modo per dimostrare presenza e vicinanza. Contatti con la squadra e società? Capitan Sergio e Bucarelli hanno partecipato a una riunione, per capire i motivi della scelta. E, giusto martedì, ha fatto capolino al bar Senso Unico, la tana della tifoseria, il nuovo gm Sandro Santoro.

Rientro

Ora, è venuto il momento di rientrare. Gli Eagles, dall’1 maggio, torneranno al fianco della S.Bernardo Cantù. Il debutto dopo due anni avverrà contro Ravenna. Giusto il tempo per scaldare i motori e sostenere la squadra ai playoff, che cominceranno il fine settimana successivo. E per rendere il palazzetto di Desio colorato e rumoroso, dopo un anno di calore a spizzichi e bocconi e non più di 2000-2100 spettatori.

Ma perché sono stati fuori così a lungo gli Eagles? Perché hanno voluto osservare una forma di rispetto per le vittime del Covid e perché tifare in regime di distanziamento non è nello spirito del gruppo come recita lo striscione «Non conta quanti, conta come!». Ma anche per una polemica con la società, in particolare con l’ex gm Daniele Della Fiori. Ora, tante cose sono cambiate: la capienza è tornata al 100%, l’emergenza Covid si è decisamente attenuata e Della Fiori ha cambiato ruolo. A più riprese, giocatori, Sodini stesso e società hanno invocato il ritorno sugli spalti degli Eagles: ora ci siamo.

Condizioni

«Ora ci sono le condizioni – dice Francesco “Juary” Morabito, leader del gruppo – ed è ora di tornare a tifare. Non sarà semplice, vanno ritrovate le motivazioni e la A2 non aiuta, ma abbiamo tanti giovani con entusiasmo. Siamo orgogliosi della nostra decisione, siamo tra i pochi gruppi ultras in Italia coerenti, non abbiamo ceduto alla tentazione di rientrare in anticipo. Ora è il momento di ricostruire, perché non sarà semplice rientrare e ripartire».

Non sono mancate le critiche al gruppo, ma ora si volta pagina: «Vogliamo riportare entusiasmo, che sta venendo meno. I risultati sportivi della squadra come sempre sono un traino, ma ora serve passione. Le critiche? Le abbiamo sempre rispettate, forse qualcuno non ha capito fino in fondo le nostre motivazioni. Ma arrivano da tifosi di Cantù, quindi da chi ha la nostra stessa passione e di conseguenza le accettiamo».
L. Spo.

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