Ecco la nuova Cantù
Ce la presenta Pancotto

«Sono molto contento del nostro mercato: siamo piccoli come bonsai, ma con il carattere canturino»

Ecco la nuova Cantù Ce la presenta Pancotto
cesare pancotto (Foto Gorini)
(Foto di Edoardo Ceriani)

«Sono molto contento del nostro mercato: siamo piccoli come bonsai, ma con il carattere canturino». Consapevolezza, orgoglio, voglia di crescere e migliorare: per coach Cesare Pancotto, sarà una stagione importante per la Pallacanestro Cantù. Senza illusioni e con i passi giusti da fare. Prima di tutto, una considerazione del tecnico: «Vorrei ringraziare Marson per avermi fatto vivere Cantù e la canturinità e fare un “in bocca al lupo” ad Allievi che assicura continuità storica a Cantù e al movimento del basket. Cosa ho apprezzato? La serietà della società per aver fatto pubblicamente chiarezza sul budget e sull’obiettivo della prossima stagione, ossia la salvezza: sono due pilastri sui cui costruiremo l’annata».

E pilastri della squadra, lo dice apertamente anche Pancotto, saranno Leunen e Smith, i cavalli di ritorno di questo mercato. Che Pancotto inquadra così: «Siamo partiti dal budget e dall’identità di squadra. Della Fiori è stato bravo e ha potuto godere del supporto di tutte le anime del club. Abbiamo aumentato la “canturinità”, perché abbiamo riportato Smith e Leunen che saranno due amplificatori sul territorio e saranno un grande supporto per i nuovi americani». Altro particolare, tutt’altro che secondario, è che sulla carta la squadra è migliorata: «Abbiamo lavorato per colmare qualche “gap”: abbiamo cercato motivazioni, energia, atletismo, esperienza, gioventù e consistenza. La squadra è un mix di tutte queste qualità».

Non è nemmeno cambiata la filosofia aziendale, ossia puntare sui giovani: «L’età media è molto bassa, poco più di 24 anni. I nuovi e i giovani devono crearsi uno status, li aspetto più affamati degli altri. Procida? Non sarà più un giovane, ma un giocatore. Ci credo molto e vorrei ricordare che a 17-18 anni nemmeno Abass era nelle rotazioni. Ha talento tecnico e atletico, faccia tosta, ed è un gran lavoratore. Non bisogna creargli aspettative che non può sopportare, ma sicuramente dovrà adattarsi alle nuove responsabilità: deve avere cultura della conquista e non della carta d’identità. E dovrà averla sempre».

Come detto, Leunen e Smith sono al centro del progetto: «Di Leunen apprezziamo la serietà e capacità di far aggregare e migliorare i compagni. Non gli chiederemo di fare salti, ma di essere lo stesso di sempre. Smith? Siamo molto convinti anche di lui: ci dà intelligenza, contropiede e affidabilità in difesa. In due parole, sono giocatori fondamentali nel progetto».

Il rischio calcolato della scommessa, anche quest’anno, è stato confermato con gli arrivi dei rookie Johnson e Kennedy: «A Johnson ho detto che è una dinamo, che può dare la scossa: gli ho detto che ha una faccia simpatica e di non cambiarla sull’aereo dagli Usa. Kennedy è una operazione alla Hayes: cercheremo di fargli conquistare al volo il passo del campionato italiano». Altra conferma, come un anno fa, la scelta di pescare in A2 ed è arrivato Bayehe: «Di lui apprezziamo il fatto che si è sempre migliorato. Crediamo nelle motivazioni, lui ne ha per conquistarsi un posto in serie A».

Si è andato invece più sul sicuro con il “bomber”, essendo Woodard un giocatore con esperienza europea: «Gli abbiamo dato precise risposte sul suo ruolo e sulle responsabilità. In più è un mancino, per me un valore in più. Mi fa venire qualche idea su un gioco con tre piccoli e altre riflessioni: si inserisce bene con le mie idee».

Considerazioni finali sulla serie A che verrà: «Chi disputa anche le Coppe, quindi nove squadre, ha budget importanti e panchine lunghe. Con loro paghiamo un disequilibrio che però sapremo colmare con il lavoro e con l’ingegno. Sperando che l’assenza del pubblico, se confermata, non crei altre voragini dei valori in campo».

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