Gavarini, addio maestro. «Il guru della disabilità»

Il mondo della scuola e quello dello sport piangono il prof e il coach: «Sereno e positivo»

È scomparso a 75 anni Giancarlo Gavarini, per generazioni di comaschi indimenticato e amato professore di educazione fisica al Setificio e alla Magistri di Como, ma anche personaggio molto attivo nel mondo della disabilità tramite la pallacanestro.

Lo ricorda con commozione Antonio Pini, storico componente del Comitato Provinciale di Como della Fip. e legato a Gavarini da una lunga amicizia: «Posso dire che Giancarlo è sempre stato un uomo sereno e positivo. Nonostante le difficoltà della vita, non l’ho mai sentito lamentarsi o visto abbattuto».

«Avevo conosciuto Giancarlo al serale dell’università Cattolica a Milano - prosegue Pini -. Il fratello Romolo aveva partecipato al primo corso per arbitri tenuto a Como, e così Giancarlo aveva deciso di seguirlo. Poi ha cominciato ad arbitrare e diverse volte ci siamo trovati a dirigere le partite insieme in serie C. Una volta smesso, è stato ancora una grande risorsa per il nostro Comitato».

Gavarini è stato anche una figura sportiva di riferimento per alcune associazioni che si occupano di disabilità. «Era stato mio insegnante alla Magistri – ricorda Patrizio Passeri, dirigente della sezione basket Special della Polisportivasenna –. E l’ho ritrovato nel 2009, quando durante una nostra 24 ore di basket si presentò con i ragazzi Special di Noivoiloro. Abbiamo quindi fatto un gemellaggio, poi dopo tre anni sono entrati nella nostra società. È stato nostro supervisore e alla guida della Nazionale Special Olympics, composta dai nostri giocatori, ha vinto le Olimpiadi di Pechino».

«Ho sempre definito Giancarlo la grande anima dello sport nella disabilità: il Mahatma Gandhi – sottolinea Passeri -. Era entrato nel mondo della disabilità nel 1972 e l’ha fatto a 360 gradi, non solo nello sport ma anche in diverse Onlus. E grazie a lui siamo entrati nelle scuole, tenendo diversi incontri dove si parla di sport e disabilità: continueremo a farlo, come lui ci ha insegnato».

Da una decina d’anni Gavarini aveva difficoltà di deambulazione, ma è stata fatale la malattia sopraggiunta nelle ultime settimane. «Ero andato a trovarlo all’ospedale di Lecco, e poi anche quando era tornato a casa per le cure palliative. E avevo trovato il solito Giancarlo, sempre con la battuta pronta, solo un po’ più debole. Ricordo quando a un convegno ad aprile disse: vedete, io che sono stato professore di educazione fisica sono ridotto con le stampelle, ma non mollo. Poi purtroppo è arrivata la mazzata finale. Con lui se ne va una parte di me – dice Passeri -. Son contento che sia mi abbia trasferito tutto ciò che di bello si riesce fare con lo sport nella disabilità. Come uomo è stato un grande, un fratello maggiore».

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