Giofrè prova a rincuorare gli amici
«La passione a Cantù non morirà»

Parla il general manager di Brindisi, canturino e cresciuto nella società biancoblù

Giofrè prova a rincuorare gli amici «La passione a Cantù non morirà»
Simone Giofrè
(Foto di Butti)

Aspettando l’annuncio di Marco Sodini allenatore (ma ci siamo), c’è un canturino che festeggia una stagione da record, ma con il cuore rotto per la retrocessione della “sua” Cantù. Simone Giofrè, direttore sportivo della Happy casa Brindisi eliminata – ma combattendo - in semifinale playoff dalla Virtus Bologna ha vissuto in Puglia la migliore delle sue tre annate da dirigente della “perla del sud”, così come da molti anni è soprannominata Brindisi.

«Senza esagerare, direi che siamo stati leggendari. Ovviamente l’eliminazione, come tutte, brucia parecchio, ma abbiamo disputato una stagione che rimarrà nella storia di questo club. Secondi in regular season, 20 vittorie in campionato, in Champions League abbiamo passato il primo turno e abbiamo fallito due match point per l’accesso alle Final Eight. In Coppa Italia, da quando sono qua, per la prima volta non siamo arrivati in finale, fermandoci in semifinale».

Il tutto, con un budget tra i più bassi della serie A: «Bisogna essere onesti e razionali su questa cosa. Ci siamo intrufolati in mezzo a Milano, Sassari, Venezia e Bologna lasciando indietro tante squadre di livello. Abbiamo fatto il massimo e anche più con questi soldi a disposizione. Ed è bello aver ripagato un pubblico caloroso come quello di Brindisi e una proprietà che da dieci anni investe e raccoglie».

A questo punto, non si può non parlare della sfida scudetto che domani vedrà Milano e Bologna sfidarsi al meglio delle sette partite. «In finale ci vanno le squadre più talentuose e profonde. Il mio pronostico è tutto a favore di Milano, mi auguro però che possa uscire una serie bella e combattuta e non troppo veloce come sono state le semifinali… La stanchezza per l’Eurolega non influirà, come si è visto: l’organizzazione di Milano è unica, tanto di cappello a Messina che ha importato, senza copiarlo, un modello simile alla Nba».

E Cantù? «Sono un tifoso, ho vissuto la stagione con grande sofferenza. Quando parti con budget molto basso, però, l’ambiente deve essere consapevole che la stagione può essere complicata: se le cose vanno male, nessuno dovrebbe sorprendersi troppo. Andava messo in preventivo un rischio del genere. Inoltre, le circostanze non hanno aiutato: è un dato di fatto che il Covid, per noi a Brindisi e per Cantù abbia colpito nel momento peggiore».

Si è parlato tanto di blocco delle retrocessioni, ipotesi sempre più lontana: «Avremmo dovuto fare ragionamenti diversi, per tutelare il campionato. Un blocco si poteva ipotizzare, magari biennale per valorizzare gli italiani. Alla fine, però, si è deciso diversamente e non si possono discutere, a mio parere, le regole d’ingaggio quando il gioco è ormai iniziato. Ovviamente, per Cantù dispiace tanto».

Consigli per affrontare al meglio la A2? «Bisognerà abituarsi, soprattutto mentalmente, a un campionato duro e molto diverso dalla serie A. I tifosi torneranno numerosi, la passione per Cantù non morirà con la A2. Immagino che sarà una stagione per risalire: mi auguro che sia una percorso che possa aiutare Cantù a costruire, ha il pedigree per farlo. Andrà vissuta come un’opportunità, per approcciare bene il bellissimo progetto del palazzetto».

E Giofrè cosa farà? «Stacco un paio di giorni, poi farò con la società tutte le valutazioni del caso».

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