Johnson: «Il mio gioco fluido,
liscio e lineare come il... jazz»

Non a caso, forse, uno dei nuovi americani dell’Acqua San Bernardo Cantù ha quel soprannome

Johnson: «Il mio gioco fluido, liscio e lineare come il... jazz»
Jaaziel Dante Johnson

È stato l’ultimo giocatore a essere firmato dalla Pallacanestro Cantù, a fine luglio. L’ultimo anche a raggiungere la Brianza (il 4 agosto) e così pure ad aggregarsi ai compagni al ritiro di Chiavenna (il 18) dopo la quarantena fiduciaria. Ma è tra i primi per personalità, tempra e spirito combattivo, lui che non raggiunge il metro e ottanta d’altezza. Tra un mese compirà 24 anni questa “combo” di rottura prelevata dagli States per partire dalla panchina e dare il cambio al play e alla guardia titolari. E ora approfondiamo la sua conoscenza.

È detto Jazz: è questo anche il ritmo musicale che più si avvicina al suo stile di gioco, oppure ce n’è un altro che le si addice di più?

Il mio vero nome è Jaaziel (pronunciato (Jah-aye-zeel, ndr). Tuttavia, molte persone fanno fatica a pronunciarlo correttamente, quindi mi limito a farmi chiamare da tutti Jazz. Crescendo mi è sempre stato detto che gioco in maniera fluida e lineare e che il mio tiro in sospensione scorre liscio. Quindi ho abbracciato il detto di “Smooth Jazz” proprio come la musica. Ecco perché mi piace il soprannome “Smoove Jazz”.

E il nome Dante a cosa è dovuto?

In realtà è da pazzi che io abbia finito per giocare in Italia, perché i miei genitori hanno preso il mio secondo nome proprio dallo storico poeta Dante Alighieri.

Si sente più play o più guardia?

Per quanto riguarda lo stile di gioco, sono sempre stato più un marcatore. Ma sono sempre stato in grado di giocare sia da “1” sia da “2”. A Cantù non vedo l’ora di sviluppare le mie capacità di regista, continuando a perfezionare la mia abilità realizzativa, portandola a un livello più alto.

Perché il trasferimento universitario da Portland a Reno?

Era un’opportunità per giocare contro avversari di alto livello a ogni singola partita. Sapevo che andarci mi avrebbe aiutato a sviluppare il mio gioco perché mi sarei confrontato in allenamento con giocatori di qualità, ben noti al panorama nazionale. Nevada, inoltre, mi ha fornito la possibilità di mostrare alcune delle mie capacità su un palcoscenico prestigioso e, infine, avere la possibilità di vincere partite e giocare nella Ncaa.

Si ritiene un buon o un ottimo tiratore da tre punti?

Buono. Sono una persona che sente sempre di poter migliorare, non importa quanto bravo possa essere. Mi dicono che la mia percentuale da tre punti sia eccellente, ma io vedo sempre margini di miglioramento.

Cosa si aspetta da questa sua prima esperienza tra i professionisti?

Sono entusiasta di iniziare il mio primo anno a Cantù, in un ottimo campionato, in una città con dei tifosi incredibilmente appassionati. Voglio avere un impatto importante sul campo, in qualsiasi modo: che sia grazie alla mia abilità di segnare o che sia per la mia bravura nel trovare liberi i miei compagni di squadra o per la mia energia in difesa. Giocare con veterani come Smith e Leunen aiuterà molto la mia crescita: hanno giocato per così tanto tempo in campionati di alto livello che sicuramente avranno molto da insegnarmi, e io non vedo l’ora di imparare.

Aveva mai sentito parlare prima di Cantù e della sua grande storia europea?

Non appena ho firmato, un gran numero di tifosi mi ha fatto conoscere la straordinaria storia che può vantare questa squadra. Spero di poter contribuire in qualche modo a rendere ancora speciale la storia di questo club.

Ha un giocatore di riferimento?

I miei idoli nel basket sono sempre stati mio padre, Derrick Rose, il vecchio Isiah Thomas dei Bad Boys (si riferisce ai Detroit Pistons, ndr), e anche “l’attuale” Isaiah Thomas. Hanno tutti una mentalità aggressiva e tutti hanno la capacità di segnare quando lo desiderano, allo stesso tempo, però, hanno un gran quoziente intellettivo e sanno come e quando coinvolgere i loro compagni di squadra.

Chi vincerà il titolo Nba e chi sarà il prossimo presidente degli Usa?

Spero che LeBron vinca il titolo, in modo che tutti possano smettere di odiarlo così tanto e incoronarlo re. Quest’anno più che mai, devono essere i Lakers a vincere. Non sono un grande appassionato di politica, specialmente con tutto ciò che sta succedendo in questo momento, quindi preferirei non parlarne.

Due parole sulla sua famiglia.

La mia famiglia significa tutto per me. E li amo tutti teneramente. Mia madre, Shannon, è sempre stata la mia più grande cheerleader e sostenitrice in tutto ciò che ho fatto. Non potrei chiedere una madre più amorevole e premurosa di quella che ho. Mio padre, Leland, non è solo il mio papà ma è anche il mio coach, nonché mio migliore amico. Non sarei dove sono oggi senza di lui. Mi ha indirizzato verso la strada del successo e io questo non potrò mai dimenticarlo. Lo ringrazio infinitamente. E poi..

Poi?

Poi, c’è la mia sorellina, Nyame, è tutto per me. È la mia motivazione per continuare a lottare sul campo da gioco. Non c’è niente di più bello al mondo che la mia sorellina e spero che un giorno possa avere una vita felice, tranquilla e confortevole. Spesso, lei è la mia voce della ragione, che mi tiene la testa dritta durante i tempi difficili. Farò di tutto per assicurarmi che la mia sorellina stia bene! Siamo una famiglia molto unita, che si ama e si impegna sempre al 100% in quello che fa. E penso che questo sia ciò che rende la mia famiglia così speciale.

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