Lambruschi, addio panchina
«Faccio il personal trainer»

Abita a Ragusa: «Siamo la provincia con la più bassa percentuale di contagiati dal virus, dove abito io parlano di un solo caso»

Lambruschi, addio panchina «Faccio il personal trainer»
Gianni Lambruschi dalla sua casa di Marina di Ragusa con indosso la felpa Be Able
(Foto di Simone Clerici)

A proposito di emergenza virus, «siamo la provincia con la più bassa percentuale di contagiati, dove abito io parlano di un solo caso». Quanto al contesto ambientale «ho nostalgia della neve e della montagna. Ma non rimpiango il traffico caotico di Como, qui non passi le ore in macchina e la vita è più semplice e tranquilla». Insomma dalla casa di Marina di Ragusa «con vista sul mare a 180 gradi», Gianni Lambruschi non ha nostalgia della sua Albate.

Già, che fine ha fatto l’ex allenatore di Cantù e Comense ? Da tre anni ha tagliato i ponti con il passato e ha spostato la residenza in Sicilia. Dopo l’esperienza nella femminile di Ragusa, culminata in serie A1 con la conquista della prima storica Coppa Italia (e poi l’esonero) e nelle giovanili con l’altrettanto storico bronzo alle finali nazionali Under 14, Lambruschi ha (forse) definitivamente abbandonato la carriera di allenatore. «Mi sono stufato di farmi il sangue amaro con le società – sbotta -. L’ultimo caso è stato l’ennesima dimostrazione. Basta, penso che non ci sia più spazio per me come allenatore».

Eppure era stata una stagione di grandi successi. «L’anno scorso con le giovanili abbiamo ottenuto dei risultati strepitosi. Due finali nazionali, terzo posto Under 14 e sesto Under 16, e la qualificazione Under 18 mancata di un soffio per dei torti arbitrali nell’ultima gara con il Geas. Un’annata così nelle giovanili non l’aveva mai fatta nessuna società siciliana maschile e femminile».

In che senso ? «Mi ha dato l’occasione per fare una cosa che avevo già in mente. Intraprendere una nuova carriera di personal trainer per giocatori e giocatrici. Ho lanciato un mio brand che si chiama “Be Able”. Durante l’inverno offro la mia collaborazione alle società che ne hanno bisogno, mentre d’estate mi occuperò degli atleti, quello che in America si chiama workout cioè lavoro fuori stagione. E penso che dopo il lungo stop per il virus, ce ne sarà molto bisogno. Farò dei tutoraggi video».

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