Burns vuole stupire Cantù. «Io, lo stesso di sei anni fa»

Basket A2 È tornato in Brianza per fare la differenza anche stavolta. «Sono convinto di non aver perso nulla in energia e voglia di giocare»

L’italiano non è ancora perfetto, anzi ancora un po’ zoppicante. Una parola in italiano, ogni tanto, per mostrare i progressi.

Ma Christian Burns, il suo vero “linguaggio”, è chiamato a mostrarlo in campo. A suon di canestri, rimbalzi e mostrando personalità, qualità che certamente non gli manca e mai gli ha fatto difetto.

È stato uno dei colpi del mercato canturino, un cavallo di ritorno che fa già infiammare i tifosi. Un lungo, con il grandissimo vantaggio di essere un naturalizzato italiano e, di conseguenza, ingaggiato come tale.

Di fatto, con Hickey e Young, saranno tre gli Usa nel roster della Pallacanestro Cantù: nessuno può permettersi un lusso simile.

Colpo a sorpresa

Un colpo a sorpresa – non è mai semplice convincere un giocatore a scendere in A2 -, apprezzatissimo dai tifosi. Che, inevitabilmente, hanno ancora negli occhi e nella testa la strepitosa stagione 2027/18 di Burns disputata a Cantù, con coach Sodini in panchina.

Una sicurezza sotto canestro, un fisico esplosivo – che ha mantenuto intatto anche a sei anni di distanza e con una carta d’identità che dice “quasi 38” -, un giocatore formato con la tempra che tanto amano a Cantù: un lottatore, in una parola.

«Sono tornato con piacere qui a Cantù – ha detto Christian dopo i primi allenamento al PalaBlackCourth di Albate -perché conosco tutto di questo posto: la sua storia, coach Sacchetti che ho avuto in Nazionale, il general manager Santoro. E i tifosi, certamente: non lo dico per farmeli amici, ma credo siano i migliori che abbia mai avuto nella mia carriera, belli “caldi” e sanguigni. Come penso di essere io».

Burns dopo sei anni e tanta serie A, ha deciso di scendere in A2 accettando la proposta di Cantù. Cosa si dovranno attendere i tifosi?

«Posso dare ancora molto»

Lo stesso giocatore o qualcosa di diverso? «Mi sento esattamente uguale a sei anni fa. Sento, ora che inizia la preparazione, le stesse sensazioni: sono convinto di non aver perso nulla in termini di energia e di voglia di giocare. Posso dare ancora molto a questa squadra: qui, nella mia prima esperienza canturina, ho espresso il mio miglior basket. E punto a ripetermi».

Altre motivazioni? «Facile. Cantù vuole vincere e io voglio vincere. La ragione principale per cui sono tornato è esattamente questa: aiutare il club a tornare in serie A, un obiettivo che ci accomuna».

Burns, ormai, è innamorato dell’Italia. E con la sua famiglia cerca di starci il più possibile. Un Burns ormai tutto “pizza e mandolino”, verrebbe da dire: «Sono rientrato dopo due mesi negli Stati Uniti e là pensavo solo a quando sarei tornato in Italia. Posso dire che questo Paese è la mia casa: io e la mia famiglia amiamo stare qui. Nelle ultime settimane non ho fatto altro che lamentarmi degli Usa, perché qua si sta decisamente meglio, sotto tutti gli aspetti…».

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