Sodini: «Vittoria di corto muso
E che spot per la pallacanestro»

Il tecnico di Cantù si gode il successo nel big match contro Udine

Sodini: «Vittoria di corto muso E che spot per la pallacanestro»
La grinta di coach Marco Sodini
(Foto di Butti)

Una gara combattuta e sofferta quella contro Udine, con una Pallacanestro Cantù a due facce. Nel primo tempo i biancoblù soffrono e restano a galla grazie a Marco Cusin e Luigi Sergio. Poi nel secondo tempo un’altra squadra, una volta che sono saliti in cattedra Robert Johnson, Trevor Allen e Jordan Bayehe. Onore comunque a Udine che non ha mai mollato.

«Stamattina parlavo di tramutare i sogni in realtà - spiega coach Sodini -. Avevo sognato di vincere questa gara di 40 punti, ma, come spesso capita, ci sono diversi imprevisti che non vengono calcolati nei sogni. Poi mi sono chiesto se a Gianni Corsolini sarebbe piaciuta una vittoria di 40 e la mia risposta è no. No, perché lui era un narratore di storie. E nell’intreccio dei racconti, come al cinema, ci sono anche gli imprevisti. Bene, in questo senso noi abbiamo fatto e disfatto, ma insieme a Udine, che ha giocato una grande gara, abbiamo messo in campo il migliore spot possibile per la pallacanestro. Questo viene prima di tutto».

Vero, bella partita, ma quanta sofferenza. «Dire che dovevamo reagire dopo Piacenza è un’ovvietà - rilancia -. Udine è l’unica squadra della serie A2 comparabile alla nostra in termini di roster e qualità. Ritengo bellissimo che Udine abbia giocato alla pari in campo e che non ci siano state problematiche legate al Covid. Queste partite vorremmo giocarle con tutti i giocatori in forma. Un plauso a tutti i ragazzi sul parquet questa sera, sono stati bravissimi».

Quanto hanno pesato i punti arrivati dalla panchina, è stata quella la chiave di volta secondo lei? «Cusin lo conosciamo, ma non voglio parlare di lui o ne aumenta il valore - sorride -. Credo che sia stato importante aver vinto questo incontro e non importa come. Potrei dire di corto muso, ma non va molto di moda adesso. Fondamentale era il successo. Non credo che sia stata ancora vista questa squadra al 100% del suo potenziale. È ancora presto. Quando ogni singolo giocatore porterà il suo mattone, allora potremo valutare l’effettiva forza di Cantù».

I due americani hanno iniziato con le polveri bagnate nei primi due quarti, ma al rientro dall’intervallo sono esplosi, trascinando la squadra. «Allen è un giocatore fortissimo - precisa -. Lui è la sintesi perfetta di quando si parla di miglioramento. Sta cercando in ogni modo possibile di capire ciò che gli chiediamo e lavora come un matto, sempre con il sorriso sulle labbra. Johnson non lo scopriamo oggi, ne parliamo ogni settimana, perché è il nostro miglior marcatore. L’inizio di entrambi non è stato molto positivo, in modo particolare a livello difensivo, poi, come già successo in altre partite, la loro tenuta difensiva è aumentata con il passare dei minuti».

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