«Tifosi canturini, fate come noi
L’abbonamento è un atto di fede»

La prima vittoria in campionato ha riacceso gli entusiasmi

«Tifosi canturini, fate come noi L’abbonamento è un atto di fede»
Il saluto della squadra ai tifosi
(Foto di Butti)

Sostenere la squadra e, soprattutto la società, poter essere parte di un progetto ad ampio respiro, vivere fino in fondo un’esperienza gratificante. Per questi e per altri motivi, tanti tifosi canturini hanno scelto di abbonarsi (in questi casi meglio dire riabbonarsi) alla Pallacanestro Cantù.

La risposta non è stata trionfale – circa 1200 gli abbonati della prima fase – ma nemmeno tiepidissima come si ci poteva anche aspettare. Dopo quota mille, alla luce di una retrocessione, e senza la numerosa componente Eagles, quel che viene in più è quasi grasso che cola. Ma evidentemente sono arrivati segnali alla società, che ha riaperto fino al 13 ottobre la campagna abbonamenti.

«Storia, cultura e tradizione»

Tra chi ha voluto sostenere Cantù, anche economicamente, c’è Nicola Molteni, sottosegretario agli Interni canturino. Che ha sottolineato l’importanza e la necessità di non far mancare il proprio appoggio al club: «La Pallacanestro a Cantù è storia, cultura e tradizione. In giro per l’Italia, se nomino Cantù, mi parlano di mobili e basket. Credo che oggi come non mai sia importante aiutare una società che vuole tornare in serie A: farlo con il sostegno concreto dei canturini sarebbe perfetto».

L’invito è quello di abbonarsi: «Dal 1936 la Pallacanestro anima Cantù e l’ha resa famosa in Italia e in Europa. E mi auguro che anche a Desio si possa ricreare quell’effetto Pianella che tutti gli avversari di Cantù hanno conosciuto nel corso degli anni».

Fabio Frigerio, socio Tic e presidente del Carnevale Canturino, è un fedelissimo («ormai da anni e anni…», sottolinea) e anche in A2 non ha fatto mancare il suo apporto: «Sostenere la squadra e la società è un dovere e un piacere. La squadra è nostra, siamo riusciti a mettere fine al concetto di esistenza e sopravvivenza legata a un unico “magnate”, quindi trovo giusto che noi tifosi contribuiscano: anche chi acquista il biglietto è fondamentale, ma l’abbonato aiuta il club a programmare».

Tornare al palazzetto era un momento molto atteso: «Non vedevamo l’ora, tornare a vedere la partita regala gioie e dispiaceri, è il sale della vita del tifoso. Dico di più: non sarà come la serie A, ma questa stagione può diventare davvero bella e coinvolgente. Ho ancora qualche dubbio sui lunghi, ma mi fido ciecamente di coach Sodini».

Dal parterre, con passione e partecipazione, Mario Nicolini non si perde mai una partita di Cantù: «L’abbonamento è un atto di fede, dovuto in qualsiasi categoria. In questo momento occorre fare proprio un concetto-chiave: ogni tifoso deve sentirsi parte di un meccanismo grande. In un momento in cui Cantù sta mettendo in campo un modello di proprietà diffusa, il contributo del tifoso è essenziale. E, inoltre, si è legittimati anche a esprimere un’opinione o una critica».

«Solo così si può tornare in A»

Chiude Enrica Arnaboldi, dell’associazione Charturium, che sta per chiudere con la società un accordo di sponsorizzazione. E dà un’interessante chiave di lettura sul sostegno alla pallacanestro: «È giusto esserci, perché come è già stato detto “Tutti insieme… Cantù”: solo così si può tornare in serie A. Credo che lo sport e il basket in particolare siano un’opportunità enorme per creare un network commerciale tra i vari sostenitori del club, così come un’opportunità di sviluppo sociale. Sarebbe bello che Cantù, e già qualche segnale in questo senso l’ha mandato, fosse il volano di iniziative “green” e nel campo del sostegno ad associazioni di volontariato».

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