Un Dalmonte di ricordi
«Che tifo al Pianella»

Sabato sarà a Desio da avversario, l’occasione per ricordare i due anni passati sulla panchina di Cantù

Un Dalmonte di ricordi «Che tifo al Pianella»
Luca Dalmonte

Sono passati più di undici anni da quando Luca Dalmonte, coach della Fortitudo Bologna che sabato sera sarà ospite della formazione canturina al PalaBancoDesio, lasciò la panchina della Pallacanestro Cantù. Sono cambiate quasi tutte le ‘facce’ dello staff dall’Acqua San Bernardo, ma Dalmonte ritroverà il dottor Marco Camagni, Luca Rossini -era l’addetto stampa ora è il segretario generale - e Andrea Lanzi, come allora nello staff dei fisioterapisti. Una buona occasione per fare due chiacchiere con l’allenatore alla vigilia del match.

Non mancheranno i ricordi, eh coach?

Più che i ruoli -racconta Dalmonte- ricordo il valore di queste persone, il valore umano ha sempre la priorità nei miei giudizi: arrivavo dopo Sacripanti, un ‘canturino vero’ cresciuto nel club, non era facile per me prendere il suo posto, ma loro tre, con gli altri dello staff di allora, furono importantissimi per il mio inserimento.

E da quelle due annate qual è il ricordo più vivo, dovesse scerglierne uno?

Non contano vittorie e sconfitte, il mio ricordo più vivido e costante è per quello che un gruppo di tifosi veri come gli Eagles mi ha insegnato. Ho visto come anche fuori dal palazzetto fossero un gruppo coeso, con rapporti che andavano ben oltre la passione sportiva, un senso di appartenenza davvero bello come ebbi modo di constatare, con episodi che mi coinvolsero direttamente, nel momento della perdita di due loro amici.

Questo fuori dal terreno di gioco, sul campo invece le cose andarono in maniera quasi opposta, con la squadra della sua prima stagione a raggiungere i play off mentre quella, più ‘consistente’, della seconda annata non ce la fece.

Partiamo dalla seconda stagione che ebbe un livello di aspettative più alto della prima: scontammo il debutto europeo di Gaines e Rich che, ‘abituati’ dal college a stagioni più brevi, finirono in calo, pure se il valore complessivo era più che valido visto che entrammo nelle 8 di coppa Italia. Il primo anno invece svoltammo con gli arrivi di Tourè e Fitch, che arrivò fuori condizione, soprattutto fisicamente: ma dopo che gli tolsi il quintetto reagì molto positivamente e fu assai importante per noi.

Certo, un bel personaggio Fitch; e assistendo agli allenamenti si ammirava la sua pazienza...

Al di là di episodi della sua vita di coppia con la compagna di allora, ricordo che ad un certo punto si decise per il suo taglio. Mentre iniziavamo l’allenamento Alessandro Corrado e Bruno Arrigoni lo convocarono in spogliatoio per comunicargli tale decisione: dopo un po’ che ci allenavamo lo vidi uscire in divisa da gioco; Ale e Bruno avevano deciso di ‘perdonarlo’, una decisione che si rivelò poi ottima.

Dopo di che lei diventò una specie di ‘bestia nera’ per Cantù: la gara 5 con Pesaro (e il suo splendido quintetto di allora: Hackett, Hickman, White, Jones, Cusin) che eliminò la Bennet ai quarti nel 2012, e le due vittorie al Pianella nel 2014 seguite dal successo casalingo dell’Acea Roma ancora nei quarti sulla Vitasnella che uscì 0-3 con tre sconfitte per 10 punti di scarto totali.

Erano, sono e saranno casualità: due passaggi del turno a noi favorevoli in tre stagioni ma ogni annata, anche più recente, è abbondantemente in archivio. Si, la semifinale prima con Pesaro e poi con Roma fu un bel risultato ma ora appartiene solo ai ricordi piacevoli. E in mezzo ci fu anche la coppa di Turchia col Fenerbahce, stagioni non proprio da buttare via.

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