Bloise a Olginate in B  «Il sogno? Chiudere a Cantù»
Giacomo Bloise (Foto by Simone Clerici)

Bloise a Olginate in B

«Il sogno? Chiudere a Cantù»

«Sono stato tifoso quando ero bimbo, poi ho giocato nelle giovanili e sono arrivato in A»

È una colonia comasca quella che nella vicina Olginate si appresta a iniziare il campionato di serie B (prima partita il 29 novembre). A guidarla è l’erbese Giacomo Bloise, playmaker trentenne spesso decisivo in fase realizzativa e giocatore di grande esperienza nei campionati professionistici. «Siamo un’ottima squadra - dichiara -. Abbiamo giovani interessanti che possono fare il salto di qualità, e dei senior navigati che li aiutano a crescere. Non nascondo che l’obiettivo è stare nelle posizioni alte della classifica. Anche se bisognerà fare i conti con l’incognita Covid: capiterà di presentarsi con l’organico rimaneggiato e il campionato può essere falsato. Ma è comunque importante giocare, per noi e per chi ci segue».

Tra i giovani debuttanti Giovanni Marazzi (ex Cantù) di Erba e Luca Donegà (ex Rovello) di Rovellasca. «Marazzi viene come me dai settori giovanili di Erba e Cantù, ed è uno che potrà fare molto bene quest’anno anche perché ha davanti due giocatori da cui può imparare molto. Per Donegà sarà un po’ più difficile ritagliarsi uno spazio, visto che ci sono tre esterni molto competitivi, ma qualche soddisfazione può ottenerla».

E in panchina come assistente Manuel Cilio, di Veniano, ex Rovello e già “capo” in B a Teramo. «È un ottimo allenatore, che ha dimostrato di saper condurre una squadra con grandi risultati. Ha deciso di rimettersi in gioco come vice e avere un assistente così preparato dà un’opzione in più».

Tutto però era cominciato a Cantù, e culminato nei due periodi indimenticabili in serie A (dal 2006 al 2010 e nel 2014/2015). «Sì, sono stato aggregato a 16 anni e fino al primo anno di Trinchieri in semifinale, con giocatori come Mazzarino, Markoishvili, Micov, Leunen. Poi sono tornato con Sacripanti nella famosa annata di Metta. Che dire ? Per me Cantù rimane sempre Cantù. Sono stato tifoso quando ero bimbo, poi ho giocato nelle giovanili e sono arrivato in A. Cantù mi ha trasformato da bimbo a uomo sia nel lato cestistico che umano. Ho solo parole di amore, per la società e le persone, e di assoluta fedeltà e rispetto per la storia. E se dovessi avere un mio sogno sarebbe quello di chiudere la carriera dove l’ho iniziata»


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