Dai Como, ridiamoci su
«Adesso facci un... Lol»

Il giovane comico comasco Max Angioni ospite in tribuna: «Si poteva passare la metà campo?». «Mi fanno ridere gli allenatori. Dicono “giochiamo come sappiamo!” Già, ma come? Gli azzurri? Andranno in A»

Dai Como, ridiamoci su «Adesso facci un... Lol»
Il comico e tifo Max Angioni CUSA

Max Angioni è il Moutir Chajia della risata. Tanto per fare paragoni calcistici. La novità della comicità italiana, comasco di Sagnino, è esploso a Zelig, è stato il personaggio più fresco di LOL, la trasmissione di Amazon Prime che mette in competizione i comici. Sabato, Max era al Sinigaglia a vedere Como-Spal. Con il suo solito fare scanzonato, finto impacciato, molto diretto.

Che ci faceva Angioni al Sinigaglia? «Mi ha invitato la società. Sono stato contento di venire. Non era la prima volta, ero già stato allo stadio a Como-Parma. Non posso definirmi un tifoso di quelli che sanno tutto e non si perdono una partita, ma un simpatizzante sì». E racconta il suo primo incontro con il Como: «Avevo 11-12 anni, il Como era in serie A, e andavo a vedere le partite con un gruppo di ragazzi più grandi di me. Lì sono diventato tifoso del Como. L’altra mia squadra è la Juventus».

Cosa l’ha colpito del Como? «Mi volete far fare brutta figura No, perché sapete che i comici sono molto... spietati, sennò non avrebbero la testa da comici! E dunque mi sono chiesto: hanno cambiato le regole? Non si può più passare la metà campo?Ma no..., scherzo. Avevo visto la partita con il Parma, so che il Como è una bella squadra che ha giocato belle partite. Si rifarà sicuramente, forse ieri era un po’ stanca». E si dimostra preparato anche sulla situazione societaria: «Mi hanno raccontato che questa è una delle proprietà più ricche in Italia. Le prospettive sono buone, può fare grandi cose, magari andare in A». Pochi sanno che all’inizio della carriera aveva preso spunto proprio dal mondo del calcio per uno dei suoi primi spettacoli. Una rappresentazione teatrale che si chiamava “Calci”: «Io ho giocato a calcio. Nel Sagnino, nel Tavernola, settore giovanile. Poi ho giocato nel Csi, fino a non molto tempo fa. Ruolo? Panchinaro, settore di sinistra. Nello spettacolo giravo attorno a quei luoghi comuni del calcio, specie quello dilettantistico dove certo non c’è Mourinho. Mi ricordo che entrava l’allenatore e diceva: “La partita è difficile, raga, mi raccomando, giochiamo come sappiamo”. E io alzavo la mano: “Si come sappiamo, ma... come esattamente?”. Nel Csi l’unico schema che sentivo era: “Tutti avanti!”.»

A LOL, (sottotitolo “chi ride è fuori”, perché ogni comico non deve ridere alle battute dei colleghi) ha vissuto quella che è una competizione sportiva in tutto e per tutto, tra comici: «Ne sono uscito vincitore perché i miei contatti social sono aumentati esponenzialmente, l’incremento più grande dopo quello di Virginia Raffaele. Il Mago Forrest mi prendeva di mira? Lo ringrazio, perché puntando me, mi ha messo al centro della scena. Tornerò al Sinigaglia? Credo di sì».

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