Como, l’iscrizione in scioltezza. Eppure un tempo era il problema

Calcio Anche stavolta nessuna sorpresa e il club ha presentato con largo anticipo la domanda. Lontani anni luce le inibizioni di Di Bari e Rivetti o la penalizzazione del “gruppo dei comaschi”

Como, l’iscrizione in scioltezza. Eppure un tempo era il problema
Dennis Wise (a sinistra) e Carlalberto Ludi, lo stato maggiore del Como
(Foto di Cusa)

Quando l’iscrizione al campionato era un vero problema per il Como e, quando tutto filava liscio, era anche “festeggiata” dai tifosi.

Da qualche anno, per fortuna, il problema non sussiste più: tutte le complesse – e onerose – pratiche per l’iscrizione al campionato sono diventate una formalità.

Anche quest’anno il Como ha presentatocon largo anticipo la domanda di iscrizione – il termine era ieri alle 23.59 - che passerà nei prossimi giorni il vaglio della Covisoc, prima di essere ratificata a luglio nel corso del primo consiglio federale che assegnerà le cosiddette Licenze Nazionali, prima di ufficializzare l’organico del campionato.

Passaggio fondamentale

Passaggio fondamentale nella vita di una società, l’iscrizione al campionato – nella fattispecie quello di serie C -, per alcuni anni a Como è stato un problema serissimo. E che per tre anni consecutivi ha determinato, oltre a una brutta figura nel mondo del calcio, anche punti di penalizzazione in classifica.

Le stagioni immediatamente successive al ritorno in C1/Lega Pro dopo gli anni di D e dell’allora C2, sono stati particolarmente complicati per le proprietà che si sono succedute in quegli anni.

Fu problematica l’iscrizione alla C 2009/10. Il Como non indicò due addetti alla sicurezza nella domanda, fu penalizzato di un punto. Punto che la società non riuscì più a recuperare, nemmeno con i ricorsi presentati nel corso dell’anno.

Ben più problematiche le iscrizioni nei due anni successivi. Nel 2011/12 – termine come sempre il 30 giugno – il Como portò la domanda di iscrizione in Lega a Firenze. Ma senza la proverbiale fidejussione da 600 mila euro, necessaria per poter procedere all’iscrizione.

La società riuscì – nei giorni successivi – a sanare la situazione. La frittata era però fatta e, a marzo 2012, arrivò la sentenza: -1 in classifica per il Como, inibizioni per il presidente Antonio Di Bari e per il vice Amilcare Rivetti.

Il bluff dei broker

Ma la vicenda più clamorosa si verificò pochi mesi dopo, al momento dell’iscrizione al campionato successivo di serie C, per la stagione 2012/13. Il Como aveva cambiato proprietà in primavera, era subentrato il “gruppo dei comaschi”, guidati da Pietro Porro.

La società si affidò a due broker per la fidejussione, che si rivelò non conforme a quelle richieste dalla Figc. La situazione, anche in questo caso, fu sanata nei giorni successivi ma – puntuale – arrivò anche il -1 in classifica. Che rischiò di fare danni, perché il Como quell’anno si salvò all’ultima giornata.

Il resto è storia recente: nonostante il fallimento nel 2016, la squadra riuscì a iscriversi senza penalizzazioni. Gli anni di D non sono mai stati un problema e, dal 2019 in poi, con la nuova società, tutto si è regolarizzato.

Quello che un tempo era denominato a piacimento lo scoglio, l’ostacolo, il dilemma, o semplicemente il problema dell’iscrizione, per fortuna è diventato solo ordinaria amministrazione.

Restano però i numeri spia della crisi del calcio di provincia: dal 2011/12 sono stati 465 i punti di penalizzazione assegnati a 117 squadre per inadempienze, dal 2014/15 i club falliti o non iscritti al campionato sono stati 41.

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