«Cantù, bisogna diventare squadra Cercheremo di farlo prima possibile»
Sha’markus Kennedy, centro dell’Acqua San Bernardo Cantù (Foto by Gorini / Pall. Cantù)

«Cantù, bisogna diventare squadra
Cercheremo di farlo prima possibile»

È un po’ il mantra di coach Pancotto, che sta lavorando intensamente

Se sia stato un esperimento riuscito o meno lo si potrà dire solo a Final Four ultimate. Di sicuro, questa Supercoppa rinnovata ha in parte cambiato la preparazione di molte squadre, Cantù compresa, andandone a cambiare per forza di cose. Il meccanismo del trofeo – Cantù è un’affezionata, avendola vinta in due occasioni nel 2003 e nel 2012 - è del tutto innovativo, dal momento che per la prima volta nella sua storia, ha coinvolto tutte le squadre di serie A.

Con le squadre in campo ogni due-tre giorni, per coprire le sei sfide in calendario fra andata e ritorno, nelle giornate di partita non ci si è potuti allenare. Chi ha iniziato, come Cantù, la preparazione a Ferragosto, ha dovuto rallentare il ritmo degli allenamenti. E, tra le righe, l’ha detto anche lo stesso coach Pancotto in un paio di occasioni. Dopo la vittoria contro Varese, aveva parlato di «troppa tensione su questa manifestazione: la pressione di ottenere a ogni costo il risultato non ci deve appartenere, il nostro grande obiettivo è diventare squadra il prima possibile». Concetto ripetuto pochi giorni dopo a “La Provincia”: «È stata una manifestazione importante, arrivata però in un periodo particolare dell’anno». Ossia, in piena preparazione. Se non altro, la Supercoppa ha accelerato i tempi di inserimento dei nuovi e del coinvolgimento di ogni singolo giocatore, tenendo tutti sulla corda a intervalli relativamente brevi.

Nel girone A i giochi si sono conclusi domenica sera – prima vittoria per Bulleri sulla panchina di Varese contro Brescia - ma l’esito del girone (ossia la qualificazione della prima classificata) era già matematico da giorni. Prima Milano con 12 punti, a seguire Brescia con 6, Varese con 4 e Cantù con 2. Un girone che ha visto trionfare, nel girone eliminatorio A, la favorita della competizione stessa, quell’Olimpia Milano che ha sbaragliato la concorrenza. Se l’en plein nelle doppie sfide contro Cantù, Brescia e Varese era in qualche modo pronosticabile, a lasciare un po’ di sbigottimento sono stati i distacchi accumulati in ogni partita, soprattutto contro Cantù e Varese: +70 nel doppio confronto con l’Acqua San Bernardo Cantù, +47 contro Varese. Se l’è cavata un po’ meglio Brescia, che ha perso di 14 punti ad Assago e di 12 al PalaLeonessa. Una differenza canestri impressionante quella modellata da Milano: 576 punti segnati (96 di media), 433 subìti (72), per un totale di +143 in sei partite, che corrisponde a una media eccezionale e fuori portata di oltre 23 punti di scarto in ogni partita. La corazzata di coach Ettore Messina, già di diritto favorita per il campionato, lo è di fatto anche per la conquista della Supercoppa, il cui atto conclusivo si disputerà nel fine settimana alla Virtus Arena di Bologna: semifinali venerdì, finalissima domenica.


© RIPRODUZIONE RISERVATA