«Cantù è stata la mamma E Venezia l’amore maturo»
Christian Di Giuliomaria

«Cantù è stata la mamma
E Venezia l’amore maturo»

Aspettando la sfida di domani, parla Di Giuliomaria, doppio ex

E’ stato un doppio ex di Cantù quando indossava le maglie di Varese e Venezia. Sono trascorsi vent’anni, eppure ancora qualcuno ce l’ha con Christian Di Giuliomaria. “Sabato abbiamo vinto a Cermenate – dice “il principe” a proposito del suo Gorla Cantù -. E’ stata una partita esemplare, ma del gemellaggio si è visto ben poco. Mi riferisco alle parole che sono volate dagli spalti nei miei confronti: non me l’aspettavo. Da una parte mi hanno caricato ancora di più, ma sono stufo di sentire tanto moralismo verso i giovani e poi c’è gente che vomita insulti al sottoscritto”.

La rivincita è che Di Giuliomaria a 39 anni con le sue partite devastanti sta trascinando il Gorla in C Gold. “Ci abbiamo messo un po’ più del previsto per conoscerci e amalgamarci. Ma adesso siamo un gruppo da primi posti”.

A Natale c’è il derby a Varese. Che evoca quali ricordi ?

“Ero a Cantù da sette anni, tre nelle giovanili e quattro con la serie A, e con la Nazionale ero uno papabile per le Olimpiadi. Ma mi ruppi il crociato. Mi misero all’Acqua Acetosa per recuperare. Si fece avanti Varese che mi fece un’offerta molto grande, a cui nessuno avrebbe detto di no. Col senno di poi avrei potuto fare un altro anno con Sacripanti che mi aveva forgiato. Quando però in seguito ci fu modo di tornare a Cantù, c’era sempre qualcuno che diceva di no”.

A Varese gioie e dolori.

“Ho vissuto un secondo intervento al ginocchio e uno alla trachea. Eppure nonostante l’apporto limitato in campo, ci sono stato molto bene. La tifoseria era spettacolare nei miei confronti. Poi però che dovevo andare via lo scoprii dai giornali”.

Tornare al Pianella da ex e da varesino non fu semplice.

“L’ambiente era molto ostile ma potevo capirlo. Però quando sono tornato a Varese da ex, mi hanno regalato una targa. A Cantù invece ho ricevuto meno di quello che ho dato: io per Cantù ho preso il treno da casa che avevo solo 14 anni. Oggi però con gli Eagles ho un rapporto continuo e ho condiviso la loro scelta di disertare la partita a Natale: non siamo in America”.

Domani invece a Desio arriva Venezia. Un’altra pagina importante per il “maschio” (altro soprannome).

“Dopo la retrocessione di Udine, ricevetti l’offerta di Venezia che era una società in crescita. E senza offesa per nessuno, è la squadra per cui tifo ancora oggi. Lì ho vissuto da uomo e non più ragazzo. Io sono uno focoso e a Venezia non passava giorno senza stimoli. Non sono più tornato al Taliercio, ma mi aspettano a braccia aperte. E dico che Venezia non è da tutti: devi essere un certo tipo di persona per vestire quella maglia”.

Insomma, tre maglie e tre storie di vita.

“Cantù è stata la mamma, Varese mi ha cresciuto, Venezia l’amore della maturità”.

Pronostico da super ex per le due gare ravvicinate dell’Acqua San Bernardo.

“Due impegni difficilissimi. Venezia è strutturata per vincere il campionato e Varese da quando si è ristabilita sta lavorando bene. Però quando sei sul punto di morire, può scattare la reazione inaspettata e la partita grandiosa”.

Simone Clerici


© RIPRODUZIONE RISERVATA