Cantù, Johnson la sorpresa E La Torre il “tuttofare”
Jazz Johnson (Pallacanestro Cantù) (Foto by Butti)

Cantù, Johnson la sorpresa
E La Torre il “tuttofare”

L’analisi che riguarda ciascun giocatore di Cantù dopo le prime dieci gare ufficiali della stagione. Woodard e Pecchia stanno “arrivando”, Kennedy deve trovare continuità, a Thomas serve molto più equilibrio

Sei partite di Supercoppa e quattro di campionato. Dieci, dunque, le gare ufficiali sin qui giocate dalla S.Bernardo. Prematuro ancora perché la situazione si presti a essere giudicata con alto tasso di attendibilità, eppure una certa indicazione di tendenza la si potrebbe anche trarre per quanto concerne ogni singolo giocatore.

Partiamo la disanima dagli americani, con la conferma di ciò che si attendeva dai due “veterani”, vale a dire Leunen e Smith. Quest’ultimo, pur avendo giocato soltanto due partite, prima dello stop pandemico stava confermando il proprio valore che lo rende un soggetto molto importante non solo per Cantù ma per l’intero campionato italiano.

Quanto a “Martino”, al solito sta entrando in forma pian pianino, ma ciò che ci si aspettava garantisse lo assicura. Talvolta non sembra molto presente a rimbalzo, ma va chiarito che spesso, sui cambi difensivi, finisce sulla linea dei 3 punti a marcare un esterno. Dunque, la circostanza che non sempre riempia il “pitturato” è da mettere in relazione anche a questa situazione specifica di strategia di squadra. Di contro, talvolta viene impiegato da “5” tattico così da aprire maggiormente il campo.

Jazz Johnson è probabilmente colui che più sta sorprendendo in positivo, mostrando di essersi adattato in breve tempo al nostro campionato. Tipico elemento di rottura, “Jazz” mostra determinazione e ferocia, oltre che tanta aggressività in difesa.

L’altro rookie della compagnia, Sha’markus Kennedy deve invece trovare maggior continuità di rendimento all’interno di una stessa partita. In alcuni momenti, infatti, in particolare quando non vede palla per diverse azioni, sembra estraniarsi non producendo blocchi o non andando a rimbalzo. Insomma, tende a distrarsi. Il tutto ascrivibile al fatto che per via della giovane età e del ruolo che occupa, non ha ancora solidità mentale.

Ed eccoci a James Woodard, giocatore di sistema se ce n’è uno. E dunque ha avuto bisogno di tempo per capire, appunto, il sistema che vige alla S.Bernardo. È uno che di suo non tende a forzare ma ora che sta entrando in ritmo gioca in maniera più aggressiva rispetto alle prime apparizioni e i frutti si stanno vedendo.

Quanto a Donte Thomas, è verosimilmente lo straniero che ha meno convinto, perché non sai mai cosa aspettarti da lui. Anche se andrebbe fatta una promessa. Lui è una persona molto sensibile che ha molto a cuore ciò che fa e questo comporta che si carica d’ansia e di responsabilità ben oltre quello che gli verrebbe richiesto. Così quando sbaglia tende a innervosirsi e ad abbattersi, collezionando brutte figure in rapida serie. Di contro, quando qualcosa gli riesce, poi tende a galvanizzarsi. Come dire, ha bassi molto bassi e alti molto alti. Deve dunque trovare stabilità e un proprio equilibrio. Lavoro più mentale che tecnico.

Capitolo italiani. Bene Andrea La Torre che ha avuto negli anni un’evoluzione da ala piccola e pure da “4” tattico, ma che non ha smarrito le propria qualità di playmaker. Ed è (stato) prezioso in questo ruolo in assenza di Smith. Ha corpo, atletismo, offre un buon supporto in difesa e non tende più a strafare.

Andrea Pecchia è quello che è parso aver sofferto più di tutti la lunghissima pausa. In Supercoppa, infatti, era fuori ritmo mentre ora sta ritrovando il suo modo naturale di giocare, con l’istintività delle giocate, appunto. E il suo rendimento sta tornando sui livelli della scorsa stagione.

Note confortanti anche da Jordan Bayehe, in relazione ovviamente a ciò che si attendeva da un 21enne che al massimo aveva giocato in A2. Mostra maturità nel lavoro quotidiano e una notevole capacità di stare sul pezzo. Ha necessità di migliorarsi, ma è lui stesso il primo a esserne consapevole.

Infine, Gabriele Procida, talento in evoluzione che non è ovviamente ancora così pronto per rivelarsi costante e consistente in ogni partita. E di conseguenza anche il suo minutaggio è sin qui una sorta di up and down.


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