Cantù, ora l’Europa  diventa un obiettivo

Cantù, ora l’Europa

diventa un obiettivo

È stato un autentico jolly quello pescato al Pianella dai biancoblù contro il Khimki

Perché demolire all’esordio la formazione non solo destinata a dominare il Gruppo J ma soprattutto ad andare fino in fondo in questa sempre più interessante competizione equivale all’acquisizione di un bonus. Un’affermazione che, giocoforza, contribuisce ad accrescere in maniera esponenziale l’autostima di una squadra che non più tardi del giorno di Santo Stefano - accusata a Cremona la quinta sconfitta di fila in campionato - si era ritrovata con il morale sotto i tacchi.

La vittoria dell’altra sera con i moscoviti “rischia” peraltro di scombinare i piani della Foxtown che si accostava a questa seconda fase dell’Eurocup senza farsi troppe illusioni. Perché ritrovarsi il Khimki in casa e subito dopo due trasferte di fila poteva significare chiudere l’andata sullo 0-3. E dunque con chance di qualificazione assai ridotte. Ora, invece, a Salonicco e Limoges ci si può recare con ben altro spirito, consapevoli che anche perdendole entrambe non verrà intaccato nulla proprio perché c’è già il tesoretto accantonato con Mosca. Insomma, pur se fatalmente espone Cantù a correre qualche pericolo in più in serie A, mica ci si può chiamare fuori dalla coppa proprio ora... Perché serate come l’ultima hanno inevitabilmente riportato il pensiero alle notti magiche dell’Eurolega a Desio, facendole in qualche modo rivivere. Con la differenza che al Paladesio si era in seimila mentre al Pianella con il Khimki non si è arrivati neppure a duemila unità.

La sensazione, per restare in tema, è che sin qui l’avventura europea - tra viaggi, allenamenti saltati, stanchezza accumulata, conseguente ritardo nella reciproca conoscenza di un gruppo ampiamente rinnovato - possa essere costata ai canturini 4-6 punti in campionato. E che dunque, in proiezione, qualcosa si potrà ancora lasciare qua e là. Ma sacrificare a priori l’Europa per provare a farsi belli esclusivamente in Italia sarebbe una prospettiva dal fiato corto. Una visione di basso profilo che probabilmente pagherebbe sul raggio breve ma che si rivelerebbe perdente sul lungo periodo. Perché una squadra e un club crescono anche e soprattutto se frequentano il più possibile un palcoscenico europeo.


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