«Cantù, serve tranquillità   Io avrei tenuto Corbani»
Carlo Recalcati (Foto by Carlo Pozzoni)

«Cantù, serve tranquillità

Io avrei tenuto Corbani»

Parla Carlo Recalcati dopo l’esonero da Venezia

Nella notte tra domenica e lunedì scorsi, a Carlo Recalcati è stato notificato il foglio di via da parte della Reyer. Il Charly canturino - il più vincente allenatore di sempre nella storia della serie A nonché una leggenda che da 50 anni illumina il basket italiano - non è più insomma il coach di Venezia.

Il suo nome viene associato alla figura del prossimo presidente della Legabasket. Del resto, il suo nome è stato speso via via per la federazione, per un ruolo da presidente a Varese, dirigenziale a Cantù... E potremmo proseguire. Lei a che ambisce? «

Mi piace ci siano, nel tempo, delle persone importanti all’interno del movimento che in momenti diversi possano pensare al sottoscritto quale persona adatta a ricoprire ruoli tanto importanti. Tutto ciò mi inorgoglisce facendomi capire che ho speso una vita nella pallacanestro dapprima da giocatore e poi da allenatore e che però le mie qualità sono state apprezzate al di là di quello che ho saputo fare in quei ruoli. È il riconoscimento alla persona, insomma, che mi rende felice. E che vale molto di più di qualsiasi successo»

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Parliamo ora un po’ di Cantù.

«Come tutti i grandi progetti che partono con enorme slancio è abbastanza normale ci sia a un certo punto un rallentamento perché anche preso dalla voglia di fare fai anche più quello che la logica direbbe di fare. E quando fai tanto e tanto in fretta non è detto che fai sempre bene. Devi allora avere la forza di credere in quello che stai facendo, sapere che le cose possono anche non girare per il verso giusto.

Se tutto ciò che hai fatto e stai facendo nasce da una valutazione ben precisa e ci credi allora devi continuare a perseverare facendo tesoro di quelle piccole esperienze che hai fatto così da non ripetere quelle negative.

Pazienza, insomma.

Sia a livello societario che di squadra. Serve stare tranquilli. A volte non basta un campionato perché un gruppo di giocatori diventi una squadra, figuriamoci qualche settimana. Ma questo lo devi sapere e mettere in preventivo. La forbice è tra l’aver impostato le cose con coscienza e razionalità oppure in preda a un vulcano di sentimenti».

Che pensa di Bazarevich? «

Premetto che io avrei tenuto Corbani perché quella squadra mi piaceva, aveva una sua logica e stava pure trovando la sua anima. E ritengo Fabio all’altezza anche per guidare un gruppo con maggior qualità questo. Dopodiché se proprio dovevo cambiarlo, alla luce delle ambizioni che nutro, avrei preso il miglior allenatore sulla piazza, italiano o straniero che fosse».

E Bazarevich? «

Di lui, oltre a conoscere bene la sua storia, ho soltanto una conoscenza indiretta. Per interposta persona, appunto. E ne ho una buona opinione, innanzitutto sotto il profilo umano. Ma come giudizio non posso spingermi oltre».

L’intervista integrale a Carlo Recalcati su La Provincia di sabato 20 febbraio


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