«Cantù torni a essere  quel posto unico che è sempre stato»
Da sinistra, Ciccio Della Fiori, Cesare Pancotto, Andrea La Torre e Nicola Brienza (Foto by foto Butti)

«Cantù torni a essere

quel posto unico che è sempre stato»

Tanti volti noti alla serata celebrativa di Tic: le opinioni dei coach Pancotto e Brienza e di La Torre. E quelle di due icone quali Marzorati e Ciccio Della Fiori.

Presenti, fisicamente e no, al salone dei convegni di piazza Marconi a Cantù, tanti protagonisti vecchi e nuovi della Pallacanestro Cantù. L’occasione era speciale: il primo compleanno della “nuova” Pallacanestro Cantù, acquistata un anno fa da Tutti Insieme Cantù, non si poteva mancare. In platea c’erano tanti soci di Tic, coloro i quali hanno garantito in prima persona, con il proprio contribuito, un’ancora di salvataggio al club, che stava scomparendo.

Non sono mancati aneddoti e curiosità, fino a ieri custodite solo nella memoria di chi c’era. Di chi ha vissuto quei giorni convulsi prima della svolta societaria. Tra i tanti invitati, tra il pubblico c’era Nicola Brienza, ora coach di Trento, ma un anno fa in panca a Cantù: «C’era come ora la pausa di campionato, stavamo cercando di trattenere Udanoh, gli statunitensi chiamavano per chiedere aggiornamenti. Chiamai il mio assistente Ducarello, non sapevamo cosa raccontare ai giocatori il giorno dopo. Poi arrivò la bella notizia. Il giorno dopo ricordo l’euforia della squadra: è bello, da canturino, che questa storia prosegua».

Da un coach che c’era, a uno che sta vivendo il nuovo corso. Cesare Pancotto ha capito fin dal suo arrivo quali fossero le priorità di Cantù: «Abbiamo tutti la volontà di far tornare Cantù quel posto unico che è sempre stato. Anche i miei amici di Porto San Giorgio ora tifano Cantù. Avete costruito un ponte - ha detto rivolgendosi al Cda della Pallacanestro Cantù - e io sono felice di poter dare un piccolo contributo, con i giocatori, al concetto di “canturinità”, una parola che mi piace molto».

Andrea La Torre, capitano della Pallacanestro Cantù, era arrivato da pochi mesi in Brianza da Milano: «Ringrazierò sempre Cantù per avermi dato la possibilità di giocare ai massimi livelli. Ricordo bene il mio arrivo: firmai e dopo due settimane il patron decise di andarsene… Non fu facile, ma la firma del 18 febbraio mi aiutò a ritrovare la giusta serenità».

In prima fila c’era “Ciccio” Della Fiori: «Sono stato un socio di Tic, ma siccome anche io, come il vecchio patron, ho un brutto carattere, a un certo punto ho lasciato. Ma credo di aver dato qualche buon consiglio al presidente Angelo Passeri: la storia continua ed è bello che la società sia tornata tra le mani dei canturini».

Poche seggiole più in là, l’ex capitano Pierluigi Marzorati, non sempre in passato allineato alle posizioni societarie, ha evidenziato i progressi: «In un anno sono stati fatti passi in avanti notevoli: Tic ha un ruolo prezioso perché fa da collante tra pubblico, società e squadra. Ora serve il coinvolgimento di nuove realtà imprenditoriali, per dare stabilità alla squadra, affinché possa tornare stabilmente nei piani medio-alti della classifica. Magari anche puntando su operazioni di marketing che coinvolgano anche la realtà di Desio».


© RIPRODUZIONE RISERVATA