«Cantù, voglio essere il riferimento in area»
Kavell Bigby-Williams, centro inglese di Cantù (Foto by Butti)

«Cantù, voglio essere
il riferimento in area»

Dopo la buona prestazione contro la Virtus Bologna, parla il centro inglese della S. Bernardo

Il botto è stato forte, fors’anche perché inatteso. Ventun punti (4 nel 1° quarto, 2 nel 2°, 7 nel 3° e 8 nell’ultimo) - in 24’ - in una sola partita, quando nelle quattro precedenti erano stati 14 complessivamente. E i rimbalzi? Undici in un sol colpo (il migliore in assoluto nella 1a di ritorno), contro i 10 totalizzati prima.

Aggiungiamo il 25 di valutazione (al massimo si era spinto a 9 contro Reggio) e il quadretto è pressoché completo per descrivere la performance di Kavell Bigby-Williams domenica contro la Virtus Bologna. Il centro inglese, alla sua quinta uscita da che è arrivato in Brianza, è stato il migliore tra coloro che avevano indosso la maglia S. Bernardo.

Onestamente, quello con la Virtus è il suo vero biglietto da visita, o anche lei ritiene di essere andato oltre le aspettative?

Intanto occorre premettere che dopo tanti mesi fermo non è semplice entrare in corsa: occorre recuperare la condizione e il ritmo partita. In più, non essendo un giocatore di esperienza, sapevo ci sarebbe voluta un po’ di pazienza. Penso di aver disputato una buona partita, riuscendo a sfruttare la pressione che gli avversari hanno messo sui nostri esterni, quindi approfittandone e aggredendo lo spazio interno. Al di là delle statistiche, il mio obiettivo è diventare per la squadra un punto di riferimento dentro l’area, un giocatore d’impatto su entrambi i lati del campo.

Gamble eccellente sul fronte Virtus, ma certo è che con assist come quelli che forniscono a ripetizione Markovic e Teodosic, per qualsiasi lungo diventa tutto più semplice...

Quei due sono tra i migliori passatori d’Europa, quindi è normale che, quando ce li hai come compagni, tutto diventa più semplice. Però anche io domenica ho goduto di alcuni buonissimi assist e di questo ne sono felice; per un lungo l’apporto dei piccoli è sempre importante.

In queste sue prime settimane a Cantù quali difficoltà tecnico-tattiche ha riscontrato che magari non s’aspettava?

Quello che ho trovato più difficile è stato capire il nuovo sistema di gioco e imparare come l’allenatore voleva che giocassi. Comunque ribadisco, ci vuole sempre del tempo per inserirsi in un contesto tutto nuovo.

Il livello del campionato italiano è tanto più alto rispetto a quelli cui era abituato?

Penso che, nel complesso, il livello del campionato italiano sia sicuramente più alto, nonostante in G-League ci sia grande talento.

Rispetto a come era abituato, è cambiato molto nel modo di allenarsi che sta scoprendo a Cantù?

Sì, c’è grande differenza: lo stile e la durata di una seduta sono diversi, ma entrambi ottimi e unici a modo loro.

Lei da ragazzo aveva iniziato con il calcio, da portiere. Domenica, a gioco fermo, l’abbiamo scorta fare un virtuosismo con i piedi (destro-sinistro) per alzare il pallone da terra e ha poi iniziato a palleggiare con estrema nonchalance. Piedi buoni, altro che portiere!

Sì ho giocato come portiere, ma a scuola ho ricoperto vari ruoli. Per il mio club, però, sono sempre stato portiere.

Preoccupato per quello che sta accadendo con il Covid nella sua Inghilterra, tanto più dopo che si è scoperta la variante inglese del virus?

Sì, sono preoccupato, decisamente. Anche perché la mia famiglia è tornata lì. Resto comunque fiducioso, sono sicuro che saranno in grado di risolvere presto il problema.

I tifosi la possono vedere soltanto in tv perché i palazzetti sono chiusi al pubblico: c’è qualcosa che vorrebbe dire loro?

Sono loro estremamente grato e riconoscente, non deve essere facile limitarsi a fare il tifo da casa. So che vorrebbero essere fisicamente con noi, all’arena, ma so anche che da casa non risparmiano voce e incitamenti. Restate al sicuro, che ci vedremo presto. Intanto posso dirvi di essere davvero molto felice di giocare per questa città e per questa società.


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