«Capitana dell’esercito  mamma l’ho vista poco»
Kevarrius Hayes, 22 anni, nuovo centro dell’Acqua San Bernardo

«Capitana dell’esercito

mamma l’ho vista poco»

Si racconta Kevarrius Hayes, nuovo Usa di Cantù: «Lei andava in missione, io stavo in un’altra famiglia».

«Dagli otto ai quindici anni rimasi solo con mia madre e non fu proprio semplice. A causa del suo lavoro, ci spostavamo di frequente in quegli anni, da una parte e dall’altra. Una volta arrivato all’high school (l’equivalente della nostra scuola media superiore, ndr), invece, mia madre decise che trasferirsi di continuo non avrebbe aiutato il mio percorso scolastico. Voleva che finissi il liceo perché cambiare scuola sarebbe stato dannoso per il mio futuro. Così, per consentirmi di studiare liberamente e senza dover rinunciare al suo lavoro, rimasi con un’altra famiglia mentre mia madre partiva per qualche missione con l’esercito americano. Nonostante il poco tempo passato insieme a mia madre quando ero un adolescente, lei è sempre stata la mia migliore amica, la mia sostenitrice, il mio modello in tutto e per tutto. Lei si è sacrificata così tanto per me che io non finirò mai di ringraziarla».

Fa persino tenerezza il Kevarrius Hayes che racconta di sé e della sua giovinezza tutt’altro che semplice. Con sua mamma Verrice, ex capitano dell’esercito americano, impegnata molto spesso in delicate missioni soprattutto in Medio Oriente, il 22enne neoacquisto dell’Acqua San Bernardo ha sempre avuto un ottimo rapporto anche se non è stato semplice per lui stare a lungo senza vederla.

Kevarrius è cresciuto con dei valori molto forti. Durante il suo percorso universitario, concluso con una laurea in Sociologia, si è ad esempio reso protagonista di alcuni gesti di grande solidarietà, preparando - tramite l’aiuto di una associazione - cibo per i senza tetto e consegnando ai bambini bisognosi della comunità di Gainesville scarpe da basket. «Quando si tratta di aiutare la comunità - spiega - non mi tiro indietro, lo faccio molto volentieri. Mi piace lavorare con i bambini più piccoli, mi fa sentire utile perché, così facendo, credo di poterli aiutare in qualche modo. La maggior parte delle volte, i bambini che prendono parte ai programmi del doposcuola, vi partecipano perché passano molte ore senza i loro genitori, i quali si fanno in quattro per provvedere ai propri figli. Mi rivedo molto in loro: facendo parte dell’esercito, mia madre faceva lo stesso e io l’ho sempre vista molto poco da ragazzino».


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