Il ds del Canturino
«In lacrime per Montoli»

Il racconto della stagione da parte d Andrea Arnaboldi: «Era dalla vittoria di Renzo Pozzi del 1972 che il Canturino non vinceva la maglia tricolore»

Il ds del Canturino «In lacrime per Montoli»
La felicità dopo la vittoria di Montoli all'Italiano
(Foto di Alberto Gaffuri)

«Una stagione corta, ma intensa». Andrea Arnaboldi, direttore sportivo del Club Ciclistico Canturino 1902, guardandosi alle spalle si riscopre «soddisfatto». Nonostante – e ne è più che convinto - «questa stagione, per il bene dei ragazzi e anche delle società, sarebbe stato bene non partisse affatto», giunti a compimento della stessa il Campionato italiano vinto da Andrea Montoli e il successo dello stesso corridore al Buffoni hanno dato lustro a un 2020 che, a prescindere dagli effetti del Covid-19 sul mondo della bicicletta, rimarrà negli annali della società del presidente Paolo Frigerio.

Due su tutti, come detto, gli appuntamenti che entreranno di diritto nella storia del Canturino 1902: «L’Italiano mi ha fatto piangere. Era dalla vittoria di Renzo Pozzi del 1972 che il Canturino non vinceva la maglia tricolore. Il successo al Buffoni è stato anch’esso fondamentale: non lo vincevamo dal 2002 e ci tenevamo a correre bene quella gara», prosegue.

Una doppietta di Montoli, indiscusso capitano di una formazione che in più circostanze ha dimostrato di correre da squadra, non divisa in singoli. «Senza l’impegno dei ragazzi i risultati non arrivano. Hanno deciso di correre per la squadra e tanti ragazzi al 2° anno, che avrebbero potuto puntare ai piazzamenti per mettersi in mostra e così facendo trovare una squadra per il 2021, si sono invece sacrificati per Montoli e Bagatin. Una grande dimostrazione di attaccamento la loro. Fin dall’inizio, con i miei corridori, sono stato chiaro: saremmo andati avanti nella stagione soltanto se avessimo avuto i giusti riscontri. A causa delle poche gare in calendario le trasferte sono diventate lunghe e dispendiose. Siamo andati fino in Abruzzo e Friuli: lo abbiamo fatto perché, domenica dopo domenica, le soddisfazioni arrivavano», prosegue.

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