Juniores, il rischio è di perdere
l’anno del grande salto

È la categoria del ciclismo considerata lo spartiacque tra i giovani e il sogno del professionismo.

Per chi ha velleità di trasformare il ciclismo in una professione, gli Juniores rappresentano una sorta di spartiacque. Chi ha gamba, numeri e testa, trova nel biennio in questione il momento giusto non soltanto per vincere qualche gara di un certo prestigio, ma ancor più il periodo perfetto per farsi notare dagli osservatori delle categorie superiori (Under 23, Elite e professionisti) che proprio a questo bacino guardano per trovare i migliori giovani di prospettiva.

Quest’anno, inutile dirlo, la stagione Juniores partirà monca. In provincia di Como, dove ci sono due squadre – Club Ciclistico Canturino 1902 ed Energy Team di Albese con Cassano – è probabile sia organizzata soltanto una delle tre gare originariamente in calendario. Se tutto andrà bene, infatti, potrebbe salvarsi dall’annullamento la Giornata della bicicletta del Ghisallo, in programma a fine settembre, mentre a meno di miracoli dell’ultima ora non ci saranno né la consueta corsa di Cantù (originariamente fissata a Pasqua) né il Campionato regionale di Albese con Cassano.

«Mentre in altre Nazioni si sta programmando la ripartenza – dice Christian Rigamonti, vicepresidente vicario di FederCiclismo Como – da noi il quadro è completamente incerto. Non sappiamo date, non abbiamo informazioni su ipotetici periodi per la ripresa, non sappiamo nulla di nulla. Tutto è fermo, e in questo contesto c’è poco da programmare, davvero poco».

Gli Juniores, come detto, potrebbero essere i più penalizzati. A cavallo della maggiore età, i partecipanti a questa categoria sognano il professionismo e, al contempo, si mettono alla prova con percorsi più impegnativi e impegni internazionali. C’è, insomma, di che sudare per quanti aspirano al pedale dei grandi.

«Ci vogliono delle indicazioni chiare. Se attendiamo ancora un po’, anche le gare che potrebbero svolgersi in agosto finiranno per essere cancellate a causa dell’impossibilità di ottenere i necessari permessi in tempo utile. C’è poi tutta la discussione legata agli sponsor: senza certezze, anche i sostegni vengono a mancare, soprattutto in una fase post-emergenziale come quella che stiamo vivendo», prosegue Rigamonti.

Allenamenti di squadra, al momento, non se ne possono fare. I ragazzi possono uscire in strada in gruppi di massimo quattro atleti, senza ammiraglia al seguito. Pochi i velodromi aperti, comunque difficili da raggiungere; a questo, si somma il prevedibile affollamento degli stessi.

«Finché si vive senza obiettivo è difficile fare sport a un certo livello. Prendiamo, ad esempio, il Campionato italiano di categoria. A oggi è previsto si faccia. Come saranno scelti, però, i partecipanti senza aver effettuato corse prima? La discussione da fare è ampia, e coinvolge anche le società. Sono stati fatti investimenti, peraltro non da poco tra gli Juniores, e ora i team brancolano nel buio, senza sapere come finirà una stagione di fatto non ancora iniziata. In assenza di certezze è come se fossero squadre amatoriali, con l’aggravante, però, dei costi già sostenuti», conclude.

Inchiesta di una pagina sulla Provincia di venerdì

© RIPRODUZIONE RISERVATA