«Vincere in trasferta
se vogliamo fare bene»

«Dobbiamo essere estremamente competitivi con quelle che sono le “contender” per la vittoria del campionato»

«Vincere in trasferta se vogliamo fare bene»
Desio Paladesiosupercoppa Serie A2 Pallacanestro Cantù - Capo d'Orlando, coach Sodini
(Foto di Andrea Butti)

«La nostra priorità? Imparare a vincere in trasferta, un particolare che può far la differenza se si vuole competere ad altissimi livelli». Per Cantù e coach Marco Sodini è arrivato il momento di affrontarla, la prima trasferta. E non sarà una trasferta come tante. Domani alle 18, infatti, Cantù torna a Pistoia, in un PalaCarrara che è spesso stato un campo ostico. Ma che Sodini conosce e che, proprio con Cantù nel 2017, riuscì ad espugnare.

Vincere in trasferta, contro la squadra del momento dopo il recente successo in Supercoppa, che ha vinto bene all’esordio in campionato e che è allenata da un amico di Cantù come Nicola Brienza. Tante sfumature rendono la partita già importante per entrambe. «Ogni partita di questo campionato deve essere per noi uno step di crescita – ha detto Sodini -, Pistoia si è dimostrata la squadra più in forma della prima parte di stagione e con merito ha vinto la Supercoppa. Hanno evidentemente avuto un percorso diverso dal nostro. Dobbiamo essere estremamente competitivi con quelle che sono le “contender” per la vittoria del campionato e, pensando già in ottica playoff, Pistoia è certamente una di queste squadre. Aggiungiamoci poi la qualità di Brienza, l’attaccamento alla maglia di alcuni giocatori e un palasport sempre ostico da affrontare».

Cantù, dopo la vittoria contro l’Orlandina all’esordio, ha necessità di compiere dei progressi, anche in termini di qualità: «Il nostro obiettivo è alzare il livello di intensità e protrarlo nel tempo, molto più di quanto non siamo stati capaci di farlo nel match contro Capo d’Orlando, in cui abbiamo avuto due buoni quarti, in tutto 16-17 minuti, e altri due invece con un’intensità e un’attenzione inferiore a quella a cui aspiriamo. L’obiettivo è quindi estendere la qualità del nostro gioco e la nostra fisicità difensiva e offensiva, cercando di essere competitivi per più tempo nel corso della gara. Dobbiamo arrivare ad avere la massima attenzione in ogni possesso: ci arriveremo quando sarà ultimato il processo di deautomatizzazione dei movimenti».

Oltre a Brienza, l’altro atteso ex è Jazz Johnson. Un giocatore paradigmatico della differenza tra serie A 2 A2: «Il livello medio della categoria è tale che la distanza tra i migliori e i giocatori di medio valore sia molto più bassa rispetto alla A. Quindi, la differenza vera spesso la fanno gli americani. Uno come Jazz, che magari in A può avere il limite dell’altezza, in A2 ha più libertà di riuscire a far cose importanti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

{# #}