Como, è bancarotta. Indagati i vertici
Da sinistra Fabio Bruni, Pietro Porro e Flavio Foti (Foto by foto cusa)

Como, è bancarotta. Indagati i vertici

L’inchiestaPerquisizioni della finanza a casa e negli uffici degli ex proprietari della società di viale Sinigaglia

Porro, Bruni, Foti e Roda sotto inchiesta per la cessione del centro di Orsenigo e per la vendita del marchio

I vecchi proprietari del Calcio Como avrebbero dissipato il patrimonio della società e, con oscure operazioni finanziarie e contabili, avrebbero aggravato il dissesto degli azzurri. In estrema sintesi è questa la convinzione della Procura di Como che, ieri, ha delegato al nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza una serie di perquisizioni domiciliari e non a carico dell’ex presidente Pietro Porro, del presidente della S3C, la società proprietaria del 99% del Calcio Como, Stefano Roda, e dei soci Flavio Foti e Fabio Bruni. I quattro ex proprietari della società di viale Sinigaglia sono tutti accusati di bancarotta pluriaggravata.

Tre i nodi da sciogliere

I finanzieri della tributaria, di buon ora, si sono presentati non solo a casa dei quattro indagati, ma anche nei loro uffici dove hanno acquisito documenti, computer, hard disc per cercare di ricostruire gli ultimi anni di gestione del Calcio Como. Le fiamme gialle si sono presentate anche nella sede della società azzurra e al campo di Orsenigo, nonché nella sede della S3C, della Ubv di Porro e delle società (estranee all’inchiesta) riconducibili agli ex proprietari che hanno emesso fatture nei confronti del Como.

Sono principalmente tre i nodi che l’inchiesta della Procura punta a sciogliere, per comprendere se contestare o meno l’accusa di bancarotta.

La questione più spinosa riguarda il centro sportivo di Orsenigo, passato di mano nel luglio 2014 e acquistato dalla S3C di Porro e soci. Quel passaggio di proprietà avrebbe privato il Como di un patrimonio immobiliare che, altrimenti, avrebbe costituito una garanzia che probabilmente non avrebbe spinto la società ben oltre l’orlo del baratro. Anche perché della somma di 3,2 milioni messa nera su bianco nell’atto notarile, il Calcio Como ne incasserà circa la metà.

A questa operazione si lega una seconda contestazione, quella dei pagamenti preferenziali fatti dalla società. Il riferimento è alle compensazioni operate sul prezzo di vendita per pagare prestazioni (sulle quali la finanza intende ora indagare) compiute da società legate ai proprietari del Calcio Como, fondi sottratti (secondo l’accusa) ad altri creditori, in particolare al fisco.

È solo l’inizio

La terza contestazione mossa nell’accusa di bancarotta riguarda l’operazione del marchio Calcio Como 1907”, protagonista di una compravendita che lo ha fatto lievitare da 900 euro di valore a ben 900mila euro. Questo ha consentito di mettere a bilancio una serie di plusvalenze che avrebbero, di fatto, nascosto le difficoltà finanziarie e di bilancio degli azzurri. Il balletto del marchio, passato da Calcio Como a S3C e ritorno con incrementi di valore che neppure la Apple quando ha messo sul mercato iPhone e iPad, è ora al vaglio dei finanzieri che nei prossimi giorni estrapoleranno i dati dai computer sequestrati e si metteranno a studiare i documenti acquisiti nel corso delle perquisizioni di ieri.

Dal canto loro i diretti interessati o non hanno risposto ai tentativi di contatto - in particolare Porro e Foti - o si sono detti assolutamente sereni come ha fatto Roda parlando con Etv. L’inchiesta, in ogni caso, è solo all’inizio. Un via ritardato rispetto al fallimento, per non influenzare la vendita all’asta della società.

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