Como, lo sfogo di Ambrosini  «Troppo nervosismo, vado via»
Cesare Ambrosini, 28 anni, è stato in passato anche il capitano del Como (Foto by cusa)

Como, lo sfogo di Ambrosini

«Troppo nervosismo, vado via»

«Sarei rimasto anche in D, ma qui contano poco i valori umani e sportivi».

Ci ha provato, Cesare Ambrosini. E a Como ci sarebbe rimasto, anche in serie D. Ma qualcosa gli è scattato dentro, forse non casualmente, dopo la burrascosa amichevole di Sesto. E lunedì mattina ha salutato tutti, si è confrontato con Ninni Corda, e gli ha spiegato che questo, ora, non è il posto per lui.

Cesare, che cosa è successo?

E’ successo che ho capito che qui non ci potevo stare. I miei princìpi, i miei valori sportivi e umani non potevano convivere con certe situazioni. E lo dico a malincuore, perchè nonostante io sia stato anche comprensibilmente criticato per certe dichiarazioni fatte all’inizio dell’estate, alla fine tutti lo sanno che avrei comunque scelto il Como, anche in serie D. E in queste poche settimane passate con il gruppo, ho trovato tante persone valide, anche dal punto di vista umano.

E dunque il problema qual è?

Faccio una premessa. Io ho molta stima e rispetto per Ninni Corda, che ha certamente il suo carattere particolare ma è tecnicamente molto bravo a tirar fuori le qualità dei giocatori, oltre a essere il tecnico che mi ha fatto esordire. Credo anche che la società abbia tutto sommato delle buone intenzioni e dei buoni progetti. Ma non si stanno muovendo nella direzione giusta. Credo sia opportuno fare una frenata, riordinare bene le idee e ripartire in un modo diverso, con metodi diversi. Tantopiù che hanno fatto anche un’ottima scelta con mister Bianchini, ottima persona e per me piacevolissima sorpresa sia dal punto di vista tecnico che umano.

Ma...?

Ma per uno come me, che non è più un ragazzino, che ha vissuto il Como giocando e vincendo, che ne è stato il capitano, che ha avuto capitani dello spessore di Ardito, di Giosa, è difficile, anzi è proprio impossibile sostenere ora certe situazioni. Certi comportamenti. No, non potrei proprio farcela. L’ho detto chiaramente a Corda, sono stato sincero. Così non potrei resistere. Perchè io zitto non riesco a stare.

Hai parlato di capitano... Il capitano del Como è Gentile...

Sì, per essere capitani del Como ci vuole qualcosa di più, non ho problemi a dirlo. Non voglio essere presuntuoso, ma io sono abituato ad avere perlomeno possibilità di confronto. Tornare nel Como e avere un ruolo marginale per me non può avere senso. Non può decidere uno solo. E quindi senza ipocrisia mi tiro indietro.

Ma è un problema tra te e lui? E’ successo qualcosa?

E’ un mio rifiuto ad adattarmi a certe regole, a certi atteggiamenti. C’è chi ci riesce, io no. E lo dico davvero con rammarico, perchè questo è un gruppo che può fare veramente bene.

Ma gli altri si adattano...

Ognuno fa le scelte che crede. Posso anche capire chi sceglie comunque di andare avanti. E sono ragazzi che stimo, ci tengo a citarne soprattutto tre. Uno è Anelli, che dall’esterno viene giudicato negativamente per i suoi modi irruenti, ma che invece è una persona umanamente speciale. Uno che vorrei sempre avere come compagno. Poi Buono, che onestamente mi chiedo che cosa ci faccia in serie D con le sue qualità, tecniche e umane. E Cicconi, che certamente deve ancora un po’ maturare e crescere, ma ha colpi da fuoriclasse. Bravissimi ragazzi, come ce ne sono altri. E vorrei che per loro la situazione cambiasse in meglio, perchè se lo meritano.

Ma la situazione è davvero così insopportabile?

Per me sì. Non credo che aspettare sarebbe servito a qualcosa, anzi.

E’ stata la rissa di Sesto a farti decidere?

Certamente non è stato un episodio che mi è piaciuto. Ma è l’ultimo di una serie.

Ne hai parlato con mister Bianchini?

Certamente sì. E’ un’altra persona che ho avuto modo di apprezzare e a cui auguro tutte le fortune professionali, perchè è un tecnico serio e preparato. Capisco che questa per lui sia una grande occasione e quindi comprendo la sua voglia di cercare di fare in modo che tutto vada per il meglio. In ogni caso, l’allenatore è un discorso, lo spogliatoio inteso come gruppo di giocatori è un altro.

Corda che ti ha detto?

Ha capito le mie motivazioni, credo. Io con lui non ho nulla, anzi. Ho sempre avuto un buon rapporto. Del resto ho fatto serenamente questa scelta, e rispetto quelle che ognuno fa. Cercherò un’altra squadra, anche se sarei stato volentieri qui. Perlomeno ci ho provato, e con le migliori intenzioni. Ma io qui, adesso, non ce la potrei fare.

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