Dal parcheggio del campo alla pedana Mariano diventa la culla del martello
Da sinistra Davide Pirolo, il tecnico Franco Livio e Luca Ballabio con il fratellino

Dal parcheggio del campo alla pedana
Mariano diventa la culla del martello

Un ruolo, regionale e nazionale, conquistato anche grazie a Proserpio, Pirolo e Ballabio

iacomo Proserpio terzo tra gli Assoluti; Davide Pirolo secondo tra le Promesse; Luca Ballabio terzo tra gli Juniores. Sono i tre marianesi presenti nelle posizioni di vertice delle liste stagionali nazionali nel lancio del martello.

Il terzetto formato nell’Atletica Mariano, avrebbe dovuto andare a caccia di medaglie tricolori sabato a Lucca nel campionato invernale, annullato per il Coronavirus. Mariano si conferma sempre più la patria, lombarda, ma anche nazionale, nel lancio del martello. Una specialità dell’atletica molto “speciale” e dove la tecnica conta e come. I risultati quindi non arrivano per caso.

Negli ultimi due anni ha aiutato anche la pedana costruita in un’area a fianco del centro sportivo di via Santa Caterina, grazie alla volontà dell’Atletica Mariano e dell’amministrazione comunale.

Proserpio (abita a Figino, ma la madre è di Mariano) e i due marianesi doc Pirolo e Ballabio, hanno un fil rouge che li unisce. Si tratta dell’allenatore Flavio Livio. 57 anni, un passato da atleta (due titoli regionali nel martello negli anni ottanta) ha preso il mano il settore nel 2013 e lo ha portato all’attuale livello di eccellenza. «Ho avuto la fortuna di trovare dei buoni atleti che avevano le caratteristiche per il lancio del martello - spiega il coach marianese, che non ama stare sotto i riflettori -. Ho fatto in modo di metterli nelle condizioni migliori per emergere, spingendo per una pedana esclusivamente per la specialità».

Quando decise di tornare nel mondo dell’atletica, che aveva lasciato dopo aver appeso le scarpe al chiodo, in attività c’era il solo Proserpio. «Ha una grande passione e le sue imprese hanno finito con il trascinare altri giovani - dice Livio -. È bello vedere volare il martello, anche sopra i sessanta metri e ti appassiona».

Le strutture però non erano all’altezza. «Quando gareggiavo io, mi allenavo nel parcheggio davanti al campo di via per Cabiate -prosegue l’allenatore gialloblù -. Con tutte le conseguenze e i pericoli del caso. Nel 2013 si lanciava nel terreno di via Santa Caterina, con il rischio concreto (il martello arriva a pesare, tra gli Assoluti, più di 7 kg) di fare delle buche e con qualche problema per la sicurezza degli altri atleti. Allora ho deciso di parlare con l’amministrazione, chiedendo di costruire, nel terreno accanto, una pedana dedicata».

Com’è andata a finire è sotto gli occhi di tutti con il nuovo impianto in funzione da due anni. E che ha ospitato, oltre alle gare, anche nazionali, diversi raduni con ospiti di grande spessore. «Abbiamo avuto, in uno dei tre incontri, la presenza di 80 tecnici: un record per il martello -spiega, con soddisfazione, Livio -. Siamo poi all’avanguardia con due telecamere (una che inquadra dall’alto, per seguire l’accelerazione e l’uscita dell’attrezzo e l’altra laterale, che evidenzia l’assetto dell’atleta nel lancio) che permettono agli allenatori di analizzare in tempo reale il gesto e gli eventuali errori».

Ma non c’è solo la tecnologia. «Un martellista per emergere deve continuare a migliorare la sua tecnica -conclude Livio -. In allenamento in inverno si lancia una quindicina di volte, in estate si arriva a trenta. Allenarsi è noioso, ma indispensabile in una disciplina così».

E i risultati si vedono.n 


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