De Maria, a casa o all’aperto poco conta «Potrei già scendere in acqua domani»
Una tenera immagine di Pietro De Maria (a sinistra) e Tullio Abbate ,due campioni del lago

De Maria, a casa o all’aperto poco conta
«Potrei già scendere in acqua domani»

Il campione paraplegico cerca di tenersi in forma: «Bici sui rulli e corpo libero».

Chiuso, come tutti, nella sua casa di Mezzegra con la figlioletta Gemma e la moglie Sara, Pietro De Maria guarda il lago e sogna il momento di poter tornare a sciare sull’acqua. Il quarantottenne atleta azzurro ha fatto della sua paraplegia postraumatica per un incidente motociclistico nel 1995, una sfida continua per migliorare se stesso e le sue prestazioni.

Il palmares personale lo ha fatto salire nell’Olimpo degli atleti paralimpici: 3 titoli e 1 argento mondiali, 3 ori e 1 bronzo europei, 17 titoli italiani di sci nautico disabili. L’ultimo iride in ordine cronologico, lo ha conquistato l’anno scorso in Norvegia nello slalom mp (multiplagic, ovvero della categoria degli atleti seduti).

«In questi giorni anche il nostro lago è triste – dice – perché piango la morte di Tullio Abbate. Con lui ho perso un pezzo di cuore. È stato un mito fin da quando ero bambino, per la mia mente era un immortale, un supereroe e ogni volta che penso a lui mi viene il magone. Mi trattava come un figlio e mi stimava come atleta».

Era certamente un uomo fuori dal comune. Il modo migliore per onorarlo è continuare a lottare. «Sicuramente. Ma purtroppo adesso non si può fare altro che stare in casa e sperare che finisca presto questa epidemia. Mi accontenterei di uscire e magari ogni tanto sciare».

Nell’attesa come si tiene in allenamento ? «Praticamente da stagione finita, tutti i giorni dall’1 novembre e tranne quando ho sciato sulla neve, almeno 30 minuti di bici sui rulli in garage, alternando esercizi a corpo libero. In 5-6 mesi avrò saltato due giorni. Sotto l’aspetto fisico potrei già scendere in acqua domani».

L’articolo completo sulla Provincia di venerdì


© RIPRODUZIONE RISERVATA