Ehi Cantù, senti un po’ Molin  «Pashutin coach eccellente»
Lele Molin

Ehi Cantù, senti un po’ Molin

«Pashutin coach eccellente»

L’ex assistente di Cantù, ora a Trento, ha lavorato tre anni con l’ormai prossimo tecnico della Red October: «Sarà la sua prima volta all’estero anche se ora quello brianzolo è assimilabile più a un club russo che non italiano».

Evgeny Pashutin prossimo coach della Red October. La accendiamo? Parrebbe proprio di sì, stando quantomeno agli sviluppi più recenti di una trattativa che nelle ultime ore sembra aver avuto una rapida accelerazione verso, appunto, l’ufficialità dell’accordo.

Uno che conosce a fondo Pashutin è Lele Molin, già vice a Cantù (periodo 2011-2013) e ora assistente all’Aquila Trento. «Vero, abbiamo lavorato assieme un paio di stagioni a Kazan (2015-2017), con lui capo e io suo vice ma c’era già un significativa reciproca conoscenza quando in precedenza al Cska eravamo entrambi assistenti di Ettore Messina - spiega Molin-. Chi è? Beh, il suo curriculum parla abbastanza da solo nel senso che sebbene non sia un “anzianissimo” è sicuramente un veterano. Un allenatore che ha sempre e solo lavorato in Russia all’interno di club dal respiro internazionale quali Cska, Kazan e Kuban, che ha vinto due Eurocup ed è dunque un tecnico che ha maturato esperienze significative in gruppi costruiti con giocatori provenienti un po’ da tutto il mondo. In sintesi, è un eccellente allenatore».

Probabilmente, Pashutin dopo aver lavorato soltanto in patria se vuole mantenere alto il proprio profilo deve cercare qualcosa che travalichi i confini patri. «Chiaro che uscendo per la prima volta dalla Russia dovrà inevitabilmente ma altrettanto naturalmente affrontare tutte le problematiche legate all’aggiustamento di tante piccole/grandi cose. Anche se in realtà poi oggi Cantù è più assimilabile a un club russo che non a uno italiano».

Ce lo descrive tecnicamente? «È uno che sa fare il suo lavoro, le sue sono squadre che lavorano sempre con molta serenità, organizzate difensivamente, caratterizzate in attacco dal fatto che i giocatori hanno libertà per potersi esprimere. Ama correre il contropiede e gli piace giocare ad alto ritmo». E riguardo l’uomo? «Una bravissima persona, molto amabile, non presuntuosa, con la quale mi sono trovato benissimo. Uno che sa stare al proprio posto e che sono certo non arriverà a Cantù a spezzare il pane della scienza».


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