Fasana si arrende ai suoi guai fisici  «Lascio la ginnastica: è stato bello»
Erika Fasana ha detto addio alla ginnastica

Fasana si arrende ai suoi guai fisici

«Lascio la ginnastica: è stato bello»

Dopo due Olimpiadi e tanti successi deve dire basta: «Mi dispiace, ma è così»

Erika Fasana ha alzato bandiera bianca e ha deciso di chiudere con la ginnastica. La comasca (25 anni), che ha partecipato alle Olimpiadi di Londra 2012 (dove è stata l’atleta italiana più giovane) e di Rio 2016, si è arresa in maniera definitiva ai problemi fisici. L’ultima gara alla quale aveva partecipato, sono stati gli Italiani assoluti del 2017.

«Dove ho portato solo la parallela, visto che, dopo le operazioni alla tibia e al gomito, potevo eseguire solo quell’esercizio -spiega la stella della Polisportiva Fino Mornasco -. Da quel momento ho provato a riprendere a pieno regime:non mi accontentavo di fare solo la parallela- tra l’altro un attrezzo che non ho mai particolarmente amato – ma non ci sono riuscita. Ancora adesso ho dei dolori alla tibia».

Fasana, prima ginnasta italiana a presentare il Chusovitina (un doppio salto teso con un avvitamento) e prima italiana a salire sul podio dell’American Cup con il bronzo del 2015 (solo per ricordare alcune delle tante perle della sua carriera), non resterà, per il momento, nel mondo della ginnastica. «Faccio parte dell’Esercito e lavorerò con loro -dice -. Anzi ringrazio i responsabili per avere avuto sempre fiducia in me, anche quando tutto sembrava andare nel modo opposto. Mi piacerebbe insegnare ginnastica – l’ho fatto anche per alcuni periodi -ma per il momento non sarà così».

L’ItalComo, dopo aver perso Sofia Busato, passata ai tuffi, adesso perde anche Fasana. Che lascia con qualche rimpianto. «Non essere riuscita a recuperare dopo gli infortuni del 2016, perché avevo ancora qualcosa da dare -dice -. Ma sono stata fortunata:non è da tutte andare ad una Olimpiade a soli 16 anni. Era davvero piccola».

Il ricordo più bello non è legato ad un successo ma ad un periodo. «Quei quattro anni trascorsi tra Londra e Rio -spiega -. Ho avuto un cambiamento fisico e mentale che mi ha permesso di apprezzare quello che stavo facendo e di arrivare alle Olimpiadi del 2016 consapevole delle mie possibilità».

La ginnastica richiede tanti sacrifici. «Ne parlavo proprio in questi giorni con i miei genitori -che hanno avuto una parte importante nella mia vita -:ho detto che rifarei tutto, partendo da quando ho iniziato a quattro anni. La ginnastica mi ha insegnato tanto, anche a livello umano». La presenza del presidente della Polisportiva Fino, Dino Francescucci, scomparso due anni fa, è stata fondamentale per la carriera della comasca. «Ha creduto, da subito, in me, sin da quando ero ai corsi. Poi ha fatto di tutto per permettermi di crescere, a partire dalla possibilità di allenarmi in una palestra attrezzata».


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