Ghirelli e la Lega Pro  «Pronti a ricostruire»
francesco Ghirelli (Foto by Edoardo Ceriani)

Ghirelli e la Lega Pro

«Pronti a ricostruire»

Lunga intervista al presidente della serie C sul momento che sta vivendo il calcio dopo lo stop alle partite

Questione di regole, di buonsenso, di cuore. Il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli vive questo momento senza fare troppe distinzioni tra la sua parte professionale e quella personale. Come molti del resto in questi giorni. Anche se ci sono questioni importanti aperte, economiche in primis, oltre ovviamente a quelle primarie della salute, per il mondo che fa capo a lui. Quello della serie C. Un mondo che uscirà, come tanti comparti della vita italiana, danneggiato e modificato da questa tremenda esperienza.

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Sapete bene che in C ci sono tante realtà imprenditoriali che fanno sforzi notevoli, persone che portano avanti aziende e insieme mettono soldi nel calcio a fondo perso. E il calcio in serie C è un’azienda no profit. Ci sarà molto da ricostruire, quando usciremo da questo incubo. E purtroppo molte aziende saranno in difficoltà. E’ ovvio che sarà più logico e giusto pensare a mantenere i propri operai. Così come temo che sarà difficile per la gente, per i tifosi, tornare serenamente ad abbracciarsi allo stadio, come niente fosse. Il calcio, giustamente, non è il primo pensiero della gente in questo momento.

Il tutto in una stagione in cui la serie C aveva in parte risolto i suoi problemi.

Seicentomila spettatori in più rispetto alla stagione precedente, e un bel percorso che ha eliminato tanti “banditi” come li definisco io, e ha dato tanta credibilità in più alla categoria».

E ancora: «Ci sarà da ricostruire, e tutti devono contribuire per quello che possono. Anche perchè altrimenti non si riparte più, quindi ne va del bene di tutti. E prima se ne parlerà, meglio è. Prendendo ovviamente anche in considerazione gli ammortizzatori sociali che potrebbero arrivare dal Governo, intanto credo sia giusto che anche per i calciatori si scalino un po’ di ferie, che hanno da contratto, come stanno facendo altre categorie di lavoratori».

Tutta la lunga intervista sul giornale di oggi.


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