Giofrè è il “dirigente dell’anno” «Dedicato a Francesco Corrado»
Simone Giofrè, 41 anni, è partito da Cantù per poi lavorare a Varese, Roma e Brindisi (Foto by foto Butti)

Giofrè è il “dirigente dell’anno”
«Dedicato a Francesco Corrado»

Il 41enne canturino, direttore sportivo di Brindisi, si è aggiudicato il “Lega basket Awards 2019” di serie A.

Per la prima volta un canturino viene eletto “dirigente dell’anno” in serie A. Aggiudicandosi il “Lega basket Awards 2019”. Un riconoscimento che giunge direttamente “dall’ambiente”. Nel senso che non sono stati i tifosi a votare per i rispettivi beniamini, bensì gli stessi dirigenti del massimo campionato. I suoi colleghi, insomma. Simone Giofrè, 41 anni, nato e cresciuto a Cantù, è stato premiato lunedì a Milano.

Soddisfatto di sicuro, ma quanto?

«Tanto. Una soddisfazione non limitata al momento e al contesto, ma all’intero percorso che ho fatto in tutti questi anni per giungere a questo punto».

Un viaggio partito da Cantù.

«Dieci anni alla Pallacanestro Cantù, dal 1999 al 2009. Ufficialmente come addetto stampa ma in realtà nell’ambito della gestione familiare di una società sportiva quale quella voluta dal compianto presidente Francesco Corrado, mi sono occupato un po’ di tutto svolgendo anche altri ruoli. Del resto, in sede eravamo soltanto in quattro...

Ha una dedica per questo premio?

«Una dedica speciale: al presidentissimo Francesco Corrado perché se faccio questo mestiere e se sono arrivato sin qui gran parte del merito è suo. Lui aveva individuato in me alcune qualità che io stesso non riuscivo a riconoscermi. È stato lungimirante e ricordo sempre con grande affetto il suo costante apprezzamento nei miei confronti. Mi spiace non sia qui a godersi questo momento».

Alle spalle l’era Gerasimenko, la Pallacanestro Cantù sta intanto ripartendo dalle fondamenta, potremmo dire. Che consiglio si sentirebbe di dare a chi ci sta provando?

«Se mi posso permettere, direi che è necessario ripartire dalla struttura. Strutturandosi, appunto. Con una figura quale ad esempio quella di un general manager che, trasversalmente si occupi sia della parte tecnico-sportivo sia di quella societaria-aziendale. Insomma, uno fatto e finito, non alle prime armi. E poi servirebbe allargare i vari staff, partendo da chi già c’è e riscuote fiducia per aggiungere figure che, vista dal di fuori, francamente sembrano mancare. Insomma, l’investimento andrebbe fatto lì, prima ancora che su allenatore e giocatori».

L’intervista completa sulla Provincia di sabato 18 maggio


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