Il ritorno di “Ai lov dis gheim” La versione di Gianni (Corsolini)
Gianni Corsolini (Foto by Cusa)

Il ritorno di “Ai lov dis gheim”
La versione di Gianni (Corsolini)

Appuntamento settimanale con la rubrica più longeva de La Provincia

Negli ultimi dieci anni, mia moglie e io abbiamo avuto bisogno di essere ricoverati in ospedale per problemi di salute importanti e, vista la nostra residenza, siamo stati pazienti del nosocomio varesino. Ne siamo usciti bene pur con delle limitazioni motorie e necessità sanitarie aggiuntive.

In ogni occasione in cui abbiamo avuto necessità abbiamo riscontrato livelli di eccellenza professionale e umana di tutti i soggetti in campo, medici, fisioterapisti, infermieri proprio tutti.

Abbiamo usufruito per alcuni tempi anche di strutture riabilitative sempre nel Varesotto. Nella situazione attuale, mi sento di dire che siamo stati fortunati, anche perché i nostri ricoveri non sono avvenuti nel periodo di emergenza del coronavirus. Devo aggiungere, però, data l’esperienza personale, che sono mortificato e anche rammaricato per i rilievi, anche se legittimi sul versante tecnico che le Procure stanno esprimendo nelle indagini generate dalla gestione dell’emergenza. Non bisogna fare di ogni erba un fascio.

Capisco che nelle nostre zone ci sono stati troppi decessi e troppi contagiati e la ferita è ancora aperta per le famiglie e le comunità ma uno sguardo attento può portare al rispetto del lavoro di tanti.

Affermo queste cose perché mi preoccupa qualche iniziativa legata alla eliminazione delle Rsa; ritengo che, al netto di ciò che emergerà dalle indagini, si tratta di risorse per le famiglie e gli operatori.

Assicurano assistenza medica e una cura umana che può essere necessaria quanto le terapie. Ho visto diverse strutture moderne, idonee per i compiti richiesti, con un pensiero rivolto non solo alla guarigione fisica ma anche a un aggiornamento, se possibile, delle conoscenze digitali e in particolar modo alle necessità di avere compagnia, di non sentirsi soli. Diverse di queste realtà hanno anche un centro diurno e si trovano accanto a servizi per l’infanzia. Insomma, credo sia giusto esaminare con equilibrio tutti i problemi e non esagerare partendo da situazioni particolari che non sempre sono generalizzabili.

A questo punto mi piace citare Mario Calabresi che i lettori del nostro giornale conoscono perché il suo primo libro fu presentato in piazza Cavour a Como, all’interno di Como Libri: “Nessuno chiede a un medico di essere scrupoloso o a un insegnante di finire il programma scolastico o a un sindaco di fare la manutenzione della città. Allora perché dovremmo fare le cose con grande cura se nessuno ce lo chiede? Se farle in fretta sembra l’unico valore? Mi viene una sola risposta, per noi stessi”.

Non dobbiamo quindi rivolgerci sempre al maestro come alla persona più credibile, dobbiamo cominciare a essere maestri di noi stessi.

Ora passiamo all’impegno più importante di questo periodo. Mi riferisco alle quasi cento consultazioni per gli Stati generali fra sindacati, associazioni di categoria, medici, personaggi di cultura aziendale e propositiva. So che oggi è difficile parlare italiano ed è più frequente usare diversi inglesismi (foreign currency, mobility management, smart working) ma il problema rimane quello di assumere decisioni.

Potrà essere un assurdo ma in questo momento ritengo che una decisione sbagliata valga di più che nessuna decisione. Bisogna avere anche un po’ di coraggio; se ricordate, in occasione dell’Expo, tutti, politici dell’una e dell’altra parte, industriali e commercianti, negarono che fosse possibile arrivare all’inaugurazione. Poi sapete come è andata.

Certo, qualche padiglione non è stato aperto il primo giorno ma l’effetto globale è stato ottimo e il nostro paese da quella manifestazione ha preso uno slancio importante e Milano è diventata non solo la capitale della moda, del design, del mobile e dell’editoria ma anche la capitale finanziaria e turistica, superando persino Roma.

La parrocchia cestistica nazionale riscontra alcune rinunce, mentre l’Armani annuncia il tesseramento di Datome. Non è certamente un giovanissimo ma è uno sportivo in grado di contribuire con la sua classe, la sua serietà e il suo impegno a migliorare il movimento e la squadra di re Giorgio che, in tutti i casi, resta sempre il primo, visto che in questo periodo celebra il ventennale della cosmesi, una delle sue numerose attività aziendali.

Gianni Corsolini


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