La nuova Cantù e i tifosi Sta battendo un cuore solo
Cantù ha messo subito le cose in chiaro nella prima amichevole della stagione (Foto by Lisignoli)

La nuova Cantù e i tifosi
Sta battendo un cuore solo

Clamoroso il calore della gente alla prima amichevole della stagione vinta a Chiavenna contro Bologna

Impressioni di (quasi) settembre. Che lasciano il tempo che trovano, proprio perché è ancora… agosto e siamo solo alla prima uscita, poco più di uno scrimmage. Ma se, come in questo caso, sono - le impressioni - positive fanno massa critica, oltreché piacere. E allora eccoci ad applaudire un “buona la prima” per l’Acqua San Bernardo Cantù. Che batte in amichevole a Chiavenna la Virtus Bologna e raccoglie il caldo benvenuto della sua gente.

Non c’è da illudersi, e su questo non ci piove. Però, per dirla alla Catalano, vincere una partita, anche senza punti in palio, tra gli applausi è meglio che perderla tra i fischi. Concentriamoci, allora, su quel che si è visto. Fondamentale, però, una premessa. Importantissima. E cioè i canturini, intesi come popolo. In tanti, tantissimi, nel giorno della presentazione al Toto Caimi, pure questa volta si sono superati.

C’è chi è rimasto fuori

Al di là di ogni più rosea aspettativa, al PalaMaloggia sono arrivati in 400 e più, tanti più, con un centinaio di loro costretto a rimanere fuori per via del tutto esaurito. E l’accoglienza è stata a dir poco trionfale: il biancoblù cucito addosso, chi con le magliette celebrative, chi con i colori degli Eagles, il mulinar le ugole è stato un fattore clamoroso, che ha dato sicuramente forza alla squadra, prima, durante e dopo la gara.

Ce ne si è accorti fin da subito, con i giocatori vogliosi all’estremo. Anzi, addirittura desiderosi, forse fin troppo, di far subito bene per ripagare tanta fiducia. Nessuno, davvero, nessuno, si è tirato indietro. Ne è uscita una partita godibile, con ogni bella giocata o ogni singolo punto accompagnato da un’ovazione sugli spalti e un gesto di giubilo in campo.

Ma cosa abbiamo potuto trarre dall’84-68 finale? Scontato dire che entrambe le squadre - ancor di più la Segafredo che non ha neanche il tecnico, visto che Sasha Djordievic è ai Mondiali con la Serbia – siano non un cantiere aperto, ma spalancato. Detto ciò, è piaciuta, ad esempio, la gestione di coach Cesare Pancotto. Tenuto a riposo Jeremiah Wilson, appena arrivato, ha saputo mixare embrioni di quintetto e soluzioni del tutto sperimentali. Mettendoci, fin da subito, quella grinta che non gli è mai stata meno in carriera (con atleti e arbitri) e giocando anche non poco con la psicologia.

Tattica provvidenziale

Provvidenziale, e non poco, usare i più esperti del roster nel momento in cui Bologna, invece di andare in via, si è affidata ai giovani e agli aggregati: Cantù ha così potuto annullare il gap, riportarsi sotto e addirittura poi andare a vincere facile. Da una gestione di questo tipo ne hanno potuto trarre giovamento in tanti. E lo si è visto.

Ma la squadra? Sensazioni alterne, come è logico che sia: dal top, costituito dall’atleticità di Kevarrius Hayes, alle belle sorprese, la già buona presenza di Andrea Pecchia e Alessandro Simioni, alla sorpresissima, l’esplosione di Gabriele Procida, classe 2002 e fiore all’occhiello del Progetto Giovani Cantù.

Proviamo ad andare per ordine. Gli americani. Kevarrius Hayes una spanna su tutti, ma confortanti segnali sono arrivati da Corban Collins. Bene il Burnell del secondo tempo, sprazzi di Maurice Creek e qualche problema con Wes Clark, che ha comunque la scusante di un’aggressiva gastrite nelle ore precedenti e di un fuso orario forse non ancora del tutto smaltito.

Hayes è quel giocatore che non può che avere un posto nel cuore dei tifosi, perché salta, si sbatte come un matto e c’è sempre: clamoroso senso della posizione, un po’ ancora fermo in difesa, riuscisse ad aggiungere una mano più gentile sarebbe destinato a fare strada.

Bene, molto bene, Collins. Presenza costante e importante, giocatore con un buon istinto. Jason Burnell ha badato a fare legna all’inizio, poi ha fiutato l’aria e ha cominciato a fare anche in proprio, facendo vedere cose discrete. Clark spesso piegato in due sullo stomaco ha bisogno, al di là di tutto, di (ri)acquistare una forma decente.

E Creek? Talento ha talento, testa ha testa, peccato per due piedi un po’ così, che probabilmente difficilmente potrebbero reggere il peso di un campionato come sarà quello di Cantù. Ora staff e dirigenza decideranno il da farsi: lui è aggregato e forse sono più le possibilità che venga rilasciato piuttosto che tesserato.

La Torre un po’ timido

Gli italiani. La vitalità di Pecchia è impressionante: ha la cattiveria per reggere anche gli uno contro uno e il talento per diventare giocatore. Poi sembra già canturino da una vita. Confortante anche la prestazione di Simioni: stazza importante, si vede che ha lavorato duro in estate e che vuole guadagnarsi spazio e minuti. Avanti così, con quella presenza importante in attacco e in difesa, non potrà che avere soddisfazioni.

Un po’ timido, e non si capisce perché, Andrea La Torre, colui che dovrebbe essere più abituato all’ambiente. A meno che, sapendo di essere un po’ indietro atleticamente, non abbia deciso di non pigiare troppo sull’acceleratore per non andare fuori giri. Yancarlos Rodriguez ha bisogno di capire le curve, prendere le misure con la nuova realtà e vincere una certa, e comprensibile, ritrosia a fare tutto e subito.

Poi c’è Procida. Nel senso che arriva diciassettenne in prima squadra con sulle spalle il fardello del campioncino. Ha partecipato al camp giovani dell’Nba, ha sfiorato il Real Madrid, è stato tentato dall’andare a fare il protagonista in A2, ma è poi stato convinto dal progetto Della Fiori-Pancotto.

E sabato, con l’aria sbarazzina di chi ha tutto da guadagnare, è partito così così, forse bloccato dalla tensione, poi quando ha trovato il coraggio di tentarci ha fatto il botto: dieci punti, anche dalla lunga, con i tifosi che sono letteralmente impazziti per questo giovane di Lipomo.

Ora piedi per terra

Ora l’errore peggiore, specie tra il pubblico, sarebbe quello di pensare di avere in casa il Carlton Myers del 2025, però la base per sognare c’è. A riportare tutti con i piedi per terra sarà di certo Pancotto, che già da oggi alla ripresa ricorderà a Procida quanto è duro il pane servito alla tavola dei senior. Però il ragazzo, innegabilmente, ha classe. Meglio, quindi, averlo qui che non altrove.


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