La rivolta delle scuole tennis «Un decreto assurdo per noi»
La rivolta delle scuole tennis lombarde (Foto by Gianatti)

La rivolta delle scuole tennis
«Un decreto assurdo per noi»

Il ricorso dei club lombardi: «Riaprite a tutti, è sicuro»

Una trentina di circoli della Lombardia, guidati dal Tennis Club Milano Alberto Bonacossa, ha presentato un ricorso al Tar del Lazio per chiedere una sospensione del Dpcm in vigore.

In base alla norma attuale, infatti, solo gli agonisti possono giocare all’interno delle strutture fisse, i palloni pressostatici: ad allenarsi sono rimasti quindi professionisti (è il caso dei cugini Arnaboldi a Cantù per esempio) o degli agonisti iscritti a tornei nazionali o internazionali. Sono esclusi amatori, soci non agonisti e nemmeno le scuole tennis: di fatto, le principali fonti di sostentamento dei club tennistici italiani.

Al “Bonacossa” si sono uniti circoli milanesi e torinesi, con l’obiettivo di cancellare l’equiparazione dei palloni pressostatici alle palestre. La mancanza di una regìa nazionale o regionale probabilmente darà meno forza al tentativo, ma il comitato dei circoli ha anche mobilitato la scienza per dimostrare che il distanziamento esiste, così come il ricircolo dell’aria anche nei palloni.

È stato interpellato Giorgio Buonanno, professore ordinario di Fisica tecnica ambientale all’università degli Studi di Cassino e alla Queensland university of Technology di Brisbane: è emerso «che i volumi sono talmente immensi, e le portate del ricambio d’aria così elevate, che giocare a tennis sotto un pallone pressostatico è come giocare all’aperto, anche in presenza di più persone, come accade in una scuola tennis con quattro atleti più il maestro» ha spiegato la presidente del “Bonacossa”, Elena Buffa di Perrero.

Paolo Trincavelli, direttore del circolo tennis Grillo di Capiago Intimiano, sottolinea la mancanza di coesione dei circoli comaschi: «Ci siamo uniti ai firmatari, ma sarebbe stato meglio una mossa unitaria dei circoli comaschi, magari coordinati dalla Fedrazione. Speriamo comunque che questa iniziativa possa avere l’effetto sperato, ossia far ripartire l’attività degli amatori e delle scuole tennis: il tennis è uno degli sport più sicuri in assoluto».

«C’è stata poca informazione su questa iniziativa lodevole – sottolinea Carolina Piatti, maestra ai campi di via Asiago a Tavernola -: io l’ho scoperta quando il ricorso era già stato presentato. Se tutto Nord si fosse unito, avrebbe avuto un’altra portata. Per tanti circoli, il pallone è un costo e non sfruttarlo è davvero uno spreco: io sono per le regole, non per i blocchi a oltranza. Per fortuna si avvicina marzo, mese in cui qualcosa all’aperto su può già cominciare a fare».

Anche Paolo Carobbio, direttore del Tennis Como, sottolinea la poca informazione: «Siamo in attesa di capire cosa succederà. Noi non siamo stati informati di questo ricorso, speriamo tutti in uno sblocco della situazione».

Il giorno della verità è comunque vicino: il ricorso sarà discusso martedì 27.


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