Lanzi, storia di Cantù  «La mia vita per il club»
andrea lanzi pallacanestro cantù (Foto by Edoardo Ceriani)

Lanzi, storia di Cantù

«La mia vita per il club»

«Sono entrato in Pallacanestro che avevo 19 anni. A 22 fu proprio Roberto, con Gianni Corsolini, a dirmi che avrebbero puntato su di me»

Sfogli l’album dei ricordi e ti accorgi che, in pratica, oltre ai capelli un po’ più grigi, la differenza sta giusto negli occhiali. Sta invecchiando (ma a vederlo non si direbbe) molto bene Andrea Lanzi, lo storico massofisioterapista della Pallacanestro Cantù.

Dalle sue mani (è proprio il caso di dirlo) sono passati generazioni di campioni, moltissimi giovani e qualche meteora. Ora, vederlo ancora in prima fila con Roberto Allievi, Bruno Arrigoni e Fabrizio Frates, è come fare un viaggio all’indietro nel tempo.

«Ma davvero - dice lui - alla famiglia Allievi devo tutto. Sono entrato in Pallacanestro che avevo 19 anni. A 22 fu proprio Roberto, con Gianni Corsolini, a dirmi che avrebbero puntato su di me».

E - a parte una breve parentesi negli anni di Gerasimenko, quando decise di abbandonare - il filo della continuità non si è mai interrotto. «Fabrizio Frates? Abbiamo cominciato dalle giovanili, poi quando ha fatto l’assistente di Carlo (Recalcati, nda) dormivamo in stanza insieme. Infine il trionfo in Korac e il suo ritorno: c’ero sempre».

E adesso l’ennesimo rientro alla base. «Vi svelo un retroscena, ci siamo visti un mesetto fa. Gli dissi: “Che bello sarebbe se tornassi”. Lui rispose: “Per Cantù ci sono sempre”. E così è stato. Nessuno ha la bacchetta magica, ma in pochi conoscono come lui la realtà della Legadue: le piazze, i giocatori, le situazioni. Non sarà semplice, ma già affidarsi a Fabrizio è un bel segnale».

Così come la promozione sul campo di Bruno Arrigoni. «Lui è il tuttologo della situazione. Che può sostenere qualsiasi tipo di discussione: dalle giacche troppo corte dell’outfit a cosa mangiare. Ho incrociato Lorena Broggi, l’altro giorno, e con lei ho ricordato tutte queste cose. Io ho conosciuto e vissuto Bruno in tutti i suoi ruolo: l’assistente, il capo allenatore dopo Diaz Miguel, il manager e ora il consigliere di amministrazione. Tutti ruoli che gli calzano a pennello».

Sta cambiando il vento e lui, da uomo che va per monti, sa come fiutare l’aria. «Il clima è molto buono, peccato per la retrocessione. Bastava forse una palla andata dentro e un paio di risultati o tre, anche delle altre, diversi. Abbiamo avuto un po’ di sfiga. Ora? Ora non è detto che sia così necessario avere la A a tutti i costi. Sono davvero combattuto. Anche perché è più difficile salire, forse, che salvarsi. Ma noi avremmo un bel budget, e potrebbe contare. E soprattutto Andrea (Mauri, il genero, ndr) e i dirigenti sono stati bravi a tranquillizzare l’ambiente».


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