«Marzorati, Riva, Recalcati?  Sì, è anche il mio podio»
Roberto Allievi, 69 anni

«Marzorati, Riva, Recalcati?

Sì, è anche il mio podio»

Intervista con Roberto Allievi, storico proprietario della Pallacanestro Cantù.

Una ventina dei 25 giocatori candidati al ruolo di superstella della Pallacanestro Cantù è appartenuta alla sua famiglia. Nel senso che quei cestisti sono stati protagonisti nel corso dei 26 anni della “proprietà Allievi”. Ed è per questa ragione che ci siamo rivolti a Roberto Allievi, 69 anni compiuti di recente, figlio del compianto sciur Aldo - ovvero di colui al quale tutto si deve - ma a sua volta illuminato dirigente non soltanto del club biancoblù ma pure della Legabasket (dal 1994 al 1996).

Che ne dice della classifica così come si è delineata?

«Ritengo sia corretta. Io stesso il podio l’avrei composto in quel modo, nello stesso ordine».

Perché?

«Perché Marzorati ha fatto l’intera storia del club dal 1969 al 1991 e perché è stato protagonista di tutte le grandi vittorie della gestione Allievi. Perché Riva è stato il giocatore italiano più forte in assoluto negli Anni 80 e 90. Con lui abbiamo vinto il terzo scudetto e le due Coppe Campioni. Eventi che da soli fanno la storia. E perché Recalcati è stata un’autentica colonna. Prima da giocatore e poi da allenatore. E ora da amico».

Ha la facoltà di aggiungere un altro nome.

«E allora, per l’affetto e l’amicizia che ci legava, vorrei citare Tonino Frigerio che è stato l'anima della squadra del primo tricolore oltre che il più autentico dei canturini. E spenderei due parole anche per altri due giocatori che così come Tonino non sono purtroppo più tra noi.

Uno è Luciano Vendemini che scoprimmo nella campagna romagnola; l’altro, Denis Innocentin, che nel nostro periodo più bello ha rappresentato un collante straordinario oltre a farsi apprezzare per il grandissimi rilievo umano. E comunque...».

E comunque?

«Segnalo che di giocatori italiani importanti soprattutto in quegli anni là se ne sono visti parecchi a Cantù. E che dunque non c’è che l’imbarazzo della scelta in 26 stagioni da proprietari...».

Il segreto?

«Il college e la significativa rilevanza data al settore giovanile. Qui crescevano come uomini prima ancora che come atleti e questo favoriva la coesione del gruppo, con rapporti che oserei definire quasi familiari. Posso?»

Certo.

«Nel 1981, come Squibb, abbiamo vinto scudetto e Coppa delle Coppe a Roma contro il Barcellona. E nella stessa stagione conquistato i titoli nazionali Junior e Cadetti, giungendo secondi tra i Ragazzi e terzi nella categoria inferiore d’età. Nessun’altra società in Italia può vantare una tale straordinaria copertura di risultati e vittorie in un così breve lasso di tempo. Ha dell’incredibile».

C’è un giocatore italiano che, nonostante tutti i vostri big, avreste preso per rafforzare ulteriormente la squadra?

«Sì, Walter Magnifico. Alla fine degli Anni 70 eravamo in pole position per ingaggiarlo e se l’avessimo preso, con la squadra che già avevamo di assoluto spessore, penso avremmo avuto un periodo straordinario di successi».

E invece, il talentuoso lungo pugliese si accasò a Pesaro...

«Non riuscimmo a rilanciare ulteriormente l’offerta economica della Scavolini perché non potevamo più permettercelo visto che si privilegiò l’acquisto del palasport Pianella da Francesco Corrado. Insomma, una casa nostra e sicura al posto di un giocatore pur molto forte».


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