Nargiso, una scuola a Capiago «Per avere giocatori di qualità»
Diego Nargiso

Nargiso, una scuola a Capiago
«Per avere giocatori di qualità»

L’ex azzurro di Coppa Davis è al lavoro sul vivaio del Grillo

Diego Nargiso riparte dal Tennis Grillo. L’ex uomo di punta della Nazionale di tennis negli anni ’90, chiuse le esperienze a Lipomo e Lomazzo, è entrato a far parte dello staff dirigenziale del circolo di Capiago. Dirigente e soprattutto allenatore: tra i suoi allievi c’è il canturino Federico Arnaboldi, ventenne giunto a un punto di svolta della carriera, atteso al salto di qualità dopo essere entrato in classifica. L’ex campione napoletano, nonostante la residenza a Montecarlo, da anni frequenta la nostra città per via della moglie di San Fermo.

«Vogliamo creare una vera scuola agonistica - dice Nargiso -, cosa diversa dalla scuola tennis che pure sarà uno dei punti di forza del circolo. Vogliamo crescere ragazzi di qualità e, finalmente, qua posso farlo davvero. In precedenza mi sono sempre sentito un “ospite”, qua invece ho più libertà d’azione». Con lui, ci saranno Iacopo Lenzi e Marco Tosato: «Questa scuola che intendo sviluppare avrà un massimo di otto atleti, sei ci sono già. È un’esigenza, perché a Como mancava una struttura di questo tipo. Altri club disputano campionati con atleti di casa, ma qui sarà diverso con atleti anche da fuori». Per lanciare (anche) la scuola e dare un segnale di ripartenza, Nargiso sabato scorso ha organizzato un torneo Pro-M, a cui hanno partecipato i suoi grandi amici ed ex compagni Omar Camporese e Paolo Canè: «Ho voluto fare una cosa simpatica, ci siamo messi un po’ in vetrina e ringrazio i miei amici di sempre. Peccato per Andrea Gaudenzi, ora presidente dell’Atp, che non è potuto venire». Un’operazione-amarcord notevole: «Anche per me è sempre bello rivederli. Sono i miei compagni di Davis, che ritengo per un tennista l’appuntamento più emozionante. Non giochi solo per te stesso in Nazionale, ma per tutto il Paese e ti tremano le gambe. Al primo punto, esulti come all’ultimo: la carica del pubblico poi è davvero trascinante».

E di emozioni, in carriera, Nargiso ne ha vissute a decine: «Ricordo l’esordio con vittoria a Roma, sul Centrale di sera contro Sanchez, uno dei migliori terraioli dell’epoca. Bella anche l’esperienza alle Olimpiadi, ma la Davis è sempre la Davis…».

Ricordi e sensazioni si accavallano. In quegli anni Nargiso era un dei “top” in Italia: «A Miami nel ’92 arrivai in finale contro Courier. Vincevo 7-6 2-0, ma alla fine vinse lui: la gente però urlava “Diego, Diego!”». Rimpianti? «Qualcuno c’è. Ho disputato tre finali, ma non ho mai vinto un torneo Atp, o uno Slam in doppio. Però ho giocato in coppia con i più forti: McEnroe, Becker, Edberg. E con i miei amici italiani Camporese e Gaudenzi qualche soddisfazione ce la siamo tolta». E tra i giovani? «Abbiamo una generazione pazzesca, pronta a ripercorrere le carriere di Fognini e Berrettini. Sinner e Musetti sono i talenti più in vista, ma ci sono altri 2002, 2003 e 2004 in arrivo. Finalmente Federazione, tecnici e atleti sono in totale sintonia. E i ragazzi più promettenti sono seguiti dalla Fit fino a 24 anni».


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