«Noi come la società puntiamo in alto»
Il difensore Dario Toninelli è alla terza stagione con la maglia del Como (Foto by foto Cusa)

«Noi come la società
puntiamo in alto»

Intervista con il difensore del Como, Danilo Toninelli: «Non ci accontentiamo di quello che abbiamo ottenuto l’anno scorso»

Terzo anno con il Como, perno indispensabile nel gioco di Marco Banchini, protagonista l’anno scorso di una stagione molto positiva, sinchè è durata. Spesso con la fascia di capitano al braccio. Dario Toninelli è una delle certezze più solide per l’allenatore e all’interno dello spogliatoio.

Buongiorno Dario, come sta andando questo ritiro?

Sicuramente è un ritiro un po’ diverso dal solito, una preparazione da svolgere con intelligenza dopo così tanti mesi di inattività. Un po’ meno duro del normale, perchè forzare troppo potrebbe essere dannoso. La cosa positiva è che siamo arrivati comunque tutti già abbastanza pronti, siamo rimasti in movimento, sia pure in maniera diversa. E poi siamo partiti in largo anticipo rispetto al campionato, il che ci dà la possibilità di poter lavorare tanto senza avere fretta, di tempo ce n’è ancora parecchio.

Terzo anno con Banchini, primo cambiamento vero nel modulo.

E cambiano effettivamente parecchie cose, davanti alla difesa non abbiamo più un play, ma due mediani, quindi centralmente qualcosa cambia, ci sono movimenti ed equilibri nuovi da affinare, anche se il nostro gioco in difesa resterà più o meno lo stesso. L’idea è quella che già mettevamo in pratica l’anno scorso, pressing alto e possesso palla. In teoria giocando in questo modo, con più giocatori offensivi dovremmo riuscire a creare più densità nell’area avversaria.

Nella vostra area invece?

Nella nostra dovremo lavorare per ridurre le disattenzioni che l’hanno scorso in qualche caso ci sono costate care. Un lavoro dispendioso, come del resto lo era già.

Il tuo ruolo, in particolare, era un bell’esempio nella scorsa stagione dell’idea di gioco di Banchini. Nel tenere alta la difesa, nell’impostazione e nei lanci per le ripartenze.

Siamo sempre andati fieri del fatto di avere una precisa identità di gioco, ora lavoriamo soprattutto per avere più equilibrio e meno cali di concentrazione.

L’anno scorso, per aiutare a correggervi, fu molto utile la Coppa Italia, quando prendeste quattro gol...

Infatti, la Coppa era un passaggio importante, non avere gare ufficiali prima del campionato penalizza un po’, ma è un problema di tutti e dobbiamo accettarlo. Ci saranno comunque amichevoli di buon livello che ci aiuteranno.

Il mercato è ancora chiuso, per ora siete praticamente la squadra dell’anno scorso.

Per ora è una fortuna, perchè ci conosciamo bene, il livello degli allenamenti è alto anche grazie al fatto che tutti sappiamo cosa dobbiamo fare. Però sappiamo anche che le cose dall’inizio di settembre potrebbero cambiare, la società si sta muovendo, qualcuno arriverà, qualcuno potrebbe andarsene e al momento è difficile dare giudizi.

Difficile che possa esserci, però, una rivoluzione. Per ottenere risultati migliori, quindi, è tutto il “vecchio” gruppo che dovrà crescere.

Tanti di noi ci saranno, questo sì. Ed è chiaro che ciascuno dovrà dare qualcosa di più. Anche se siamo convinti che l’anno scorso valevamo di più di quello che diceva la classifica quando il campionato si è interrotto. Adesso però dobbiamo dimostrarlo.

Per arrivare dove? Che obiettivo vi siete posti, parlando tra di voi?

Quello di alzare il livello. La società non si è ancora esposta sul suo obiettivo, ma abbiamo una proprietà ambiziosa, che vuole arrivare in alto. E noi stessi non ci accontentiamo di quello che abbiamo ottenuto la scorsa stagione.

A livello personale che cosa significa per te questa stagione che sta per cominciare, di nuovo nel Como?

Il mio contratto è in scadenza, e punto a dimostrare di meritarmi il rinnovo. Giocare qui per me è importante, vado fiero di indossare una maglia storica come questa. E con questo ambiente comincio ad avere un legame solido. Ho vinto qui un campionato, anche se di serie D, e ho trovato tanti stimoli. Nella mia carriera ho girato relativamente poco, sono stato cinque anni al Bassano, sono stato bene, ma lì non era così, non c’è alle spalle la tradizione e la storia calcistica che si sono a Como.

Hai una preferenza sul tipo di avversarie, sulla composizione dei gironi?

No, non credo ci siano grandi differenze. Quest’anno non ci sarà comunque un avversario già vincente in partenza, come l’anno scorso. Vedremo cosa accadrà durante il mercato, ma comunque andrà potrebbero esserci sfide più equilibrate.


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