Nuovo abito Arrigoni  «Ma parlo sempre di basket»
, Bruno Arrigoni (Foto by Andrea Butti)

Nuovo abito Arrigoni

«Ma parlo sempre di basket»

L’ingresso nel cda di Cantù di un personaggio che ha fatto lavstoria del club: «Belle persone per una società credibile»

Allenatore, assistente, direttore sportivo, general manager, consulente di mercato. Bruno Arrigoni attraversa ere e cariche, fresco di nomina nel consiglio di amministrazione della Pallacanestro Cantù per la parte sportiva. Un nuovo incarico, accettato con la consueta disponibilità e una buona dose di curiosità.

Arrigoni, manca solo che le facciano fare il presidente…

Sono sempre rimasto collegato alla parte tecnica del nostro ambiente. Roberto Allievi e i suoi compagni nel cda cercavano una persona che fosse più orientata verso la parte sportiva per un confronto nel momento del bisogno.

Quindi che farà Arrigoni?

Nessuno mi chiede di fare un bilancio o i disegni del nuovo palazzetto, aspetti che sono fuori dal mio ambito e dalle mie competenze. Se mi vogliono interpellare, do la mia opinione in un tavolo di confronto.

Qualcosa di simile in passato l’ha già vissuto?

In questa forma praticamente mai. Sono sempre stato ad avere un presidente-proprietario. Qua invece è una situazione differente, un po’ l’ho vissuta a Bologna, con una fondazione alle spalle della parte sportiva del club, così come a Varese e in parte alla Torino femminile.

Da consulente di mercato, a membro del cda. Cosa cambia?

Sono stato a qualche riunione informale, non mai in cda. In una di queste mi hanno proposto, perché funzionale al progetto, il mio ingresso nel consiglio, con una delega tecnica. Cambia poco, diciamolo.

Cos’ha notato nei soci?

C’è una società coesa, il cda è finalizzato agli scopi della società. Purtroppo l’impegno dello scorso anno è stato oltremodo penalizzato dalle situazioni che si sono create. Ma la reazione è stata formidabile ed energica.

In che senso?

Che la Pallacanestro Cantù sta preparando un futuro importante, a partire dalle persone. Primi tra tutti, Sodini e Frates.

Partiamo da Frates…

Ci sono affezionato, ho un’alta opinione di lui. È una figura professionale e ottima sotto il profilo umano. È una persona di cultura, intelligenza e con una carriera importantissima, con risultati ed esperienze di primissimo livello. Un uomo che ha una visione estremamente profonda e panoramica del nostro sport, di cui conosce davvero tutto.

Avanti con Sodini…

È stato qua e ha già una bella carriera. A Cantù fece benissimo, ed è una persona che ha sempre dimostrato attaccamento ai colori, alla città e alla gente. La motivazione principale della sua scelta, al di là dell’aspetto tecnico di cui siamo tutti convinti, è che avesse nel cuore Cantù e che si potesse relazionare con l’ambiente.

Sodini, Frates, Arrigoni e Della Fiori: chi farà le scelte di mercato?

Ora abbiamo una struttura importante. Ci sono il general manager e il direttore tecnico, come in tutti i club. Diciamo che l’allenatore dà le direttive generali, e la società prova ad accontentarlo per quanto le è possibile. Il confronto sarà quotidiano ed esteso a tutti. Se poi uno è competente e studia e ha i suoi giri per scoprire un talento, tanto meglio. Io darò il mio parere se me lo chiedono.

Come si inizia un mercato, senza conoscere la categoria e con regole e costi differenti tra A e A2?

In A2 gli stranieri sono due, paradossalmente è molto più difficile trovare gli italiani validi, che sono il fattore trainante.

Gli occhi sul mercato ora saranno almeno otto…

La società ha costruito uno staff importante. Frates ha questa veste nuova, che non è altro quella di coordinatore della parte tecnica: si interfaccerà con tutti con gli altri. Della Fiori ora è più verso la società che verso la squadra, ma anche lui darà un contributo. Sarà un lavoro di team.

Sensazioni sulla categoria che affronterà Cantù?

La situazione è magmatica: vediamo un po’ cosa succede a Torino. Ma è presto per trarre conclusioni.

Milano in Eurolega, Bologna che torna protagonista.

Che momento è per il basket?

Ci sono forze nuove, idee, ma serve un equilibrio per crescere, sotto tutti i punti di vista. Mi sembra che i playoff abbiano mosso grande interesse: sento parlare di basket in giro, nei negozi, in palestra.

Anche la A2?

È una campionato che coinvolge tante persone e muove un discreto interesse. Vogliamo fare del nostro meglio, puntando sul mercato degli italiani: mi ripeto, non è semplice perché con 28 squadre, il talento si disperde. È difficile, ma allo stesso tempo affascinante.


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