Pancotto: «Cantù, via il grembiule Serve una squadra in tuta da operaio»
Cesare Pancotto, coach di Cantù (Foto by Butti)

Pancotto: «Cantù, via il grembiule
Serve una squadra in tuta da operaio»

Il coach dell’Acqua San Bernardo presenta la sfida di domani con Reggio Emilia

«Cantù, togliti il grembiule e indossa la tuta da operaio». L’invito arriva da Cesare Pancotto, coach di un’Acqua San Bernardo pronta per il suo debutto casalingo in campionato. Dopo una vittoria e il turno di riposo imposto dal calendario, i temi all’ordine del giorno sono tanti nel giorno della “prima” a Desio (domani alle 17.30).

Ed è dalla pausa che parte il coach canturino: «Dalla pausa abbiamo preso il meglio. Banalmente, abbiamo dato a Clark una settimana in più di lavoro, e non è poco. Si è ripreso anche Wilson, che a Brindisi ha avuto un problemino alla schiena nel riscaldamento. Rivedendo poi la partita, abbiamo puntualizzato aspetti offensivi e difensivi. E abbiamo capito una cosa fondamentale: dobbiamo innalzare la nostra intensità fisica. Non è stato semplice: la settimana è stata lunghissima, abbiamo cercato di modularla per renderla interessante, uscendo da un tran tran che non sarebbe servito. Siamo tornati a pensare al campionato, con tutto il carico di adrenalina che comporta».

Tanti complimenti per Cantù, tanto ottimismo dopo l’esordio a Brindisi.

Ora ci sarà l’impatto con il PalaBancoDesio: «Il nostro deve essere un impatto importante, l’obiettivo è solo uno: giocare meglio dei nostri avversari ma non giocare per dimostrare qualcosa. Essendo solo all’inizio dobbiamo cercare miglioramento, certezze, continuità e crescita nel corso di ogni quarto. Ogni partita offre nuove opportunità e motivazioni differenti, anche dopo una sola partita giocata come nel nostro caso. Credo che l’opportunità sia l’elemento che poi scatena motivazioni superiori, desideri e sogni, i quali sono aspetti importanti quanto l’attacco e la difesa. A proposito di quest’ultima, la difesa è ciò che vorremmo ci contraddistinguesse, il nostro marchio di fabbrica. Non è sufficiente difendere: ci vuole intensità, aggressività e fisicità, perché è la serie A che lo richiede».

Quindi, Pancotto (che ha affrontato Reggio Emilia 20 volte vincendone 11) ha un desiderio: «Mi piacerebbe togliere il grembiule della scuola e indossare la tuta da operaio. Non basta una partita per trarre conclusioni. Abbiamo un obiettivo, ossia la “conquista” della serie A, un concetto che ribadirò spesso. Facciamo bene per il presente guardando al futuro, perché la cosa migliore che possiamo fare, ora, è trasmettere amore per la maglia e contagiare i nostri tifosi».

Una squadra nuova e ricca di giovani che ha però debuttato bene nella massima serie. A che punto è la trasformazione da gruppo a squadra? «Mi ritengo fortunato ad allenare così tanti esordienti e tanti giovani. Hanno bisogno di tempo, stiamo trovando ruoli e gerarchie e io sono qua per sviluppare la loro ambizione e passione. Abbiamo lasciato una traccia, vogliamo diventi un solco. E questi ragazzi mi danno già delle garanzie: speriamo non siano le ultime parole famose…».

Sull’avversaria, Pancotto ha pochi dubbi: «Stimo Reggio, il suo ambiente e il suo coach (Maurizio Buscaglia, i cui precedenti contro Cantù sono 10 con 4 vittorie, ndr): è una squadra costruita per fare un percorso importante, e non saranno queste due sconfitte a cambiare gli obiettivi una stagione. Saranno arrabbiati, lo sappiamo, ma noi dobbiamo essere molto più “assatanati” di loro. Dobbiamo esserlo sempre se vogliamo la A».


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