Pancotto: «E ora vorrei riuscire a trasmettere i valori di Cantù»
Cesare Pancotto, coach dell’Acqua San Bernardo Cantù (Foto by Butti)

Pancotto: «E ora vorrei riuscire
a trasmettere i valori di Cantù»

L’intervista al coach dell’Acqua San Bernardo da oggi in ritiro a Chiavenna

Sul pullman che parte stamattina per Chiavenna, Cesare Pancotto porta con sé la sua prima settimana di lavoro sul campo e l’affetto della gente, che lunedì l’ha salutato con grande entusiasmo.

I primi giorni di lavoro in palestra, dividendosi il lavoro con il preparatore Oscar Pedretti, ha già dato qualche indicazione, ma guai a parlare di valutazioni o altro. «Il fatto è che è davvero troppo presto», esordisce il coach.

Ma il tecnico della Pallacanestro Cantù, quando apre il libro, è un’enciclopedia vivente e, anche senza sbilanciarsi, il suo è sempre un racconto interessante. Non si diventa il recordman di panchine in serie A per caso, del resto. «Vorrei parlare di obiettivi, ma non pensate a salvezza, playoff o altro. Io ora ho un solo obiettivo: creare una squadra».

Hai detto niente con nove elementi nuovi, di cui due – Clark e Wilson - non ancora visti, e in una fase di ristrutturazione societaria: «Il primo cinque contro cinque lo vedremo contro Bologna. Stiamo investendo ogni secondo del nostro tempo nel formare un’identità nuova: questo è il mio vero obiettivo, riuscire a trasmettere i valori di Cantù in tanti elementi singoli che dovranno essere una squadra. Ecco perché il ritiro per me è una tappa fondamentale: vivendo fianco a fianco 24 ore su 24, impareremo a conoscerci e a creare le giuste dinamiche».

Per ora, Pancotto e il suo staff hanno svolto un lavoro preparatorio: «Lo chiamiamo prevenzione e condizionamento, il che vuol dire che abbiamo preparato muscoli e articolazioni per il lavoro che faremo a Chiavenna. Certo, qualche ideuccia nei nostri tre contro zero e in altre situazioni l’abbiamo messa, ma è un lavoro che vale soprattutto per me per capire in quale direzione andare. Difesa? Poco o niente, giusto per mettere qualche ostacolo fra i giocatori e il canestro».

Lavoro ce ne sarà da fare tantissimo, inoltre la squadra è ancora da completare: «Infatti mi dispiace che manchino due pedine in ritiro, che sarà comunque utile per valutare Creek. Il mercato poi non è ancora finito e quello che è stato fatto finora è stato davvero importante. Della Fiori ha rifatto una squadra senza pilastri, con grande dispendio di energia, investendo su tanti giovani».

Pancotto vorrebbe anche svincolarsi dagli – ormai prossimi – pronostici/griglie del campionato: «Non mi importa se mi mettono primo o ultimo, noi dobbiamo solo pensare a diventare una squadra, partendo da una base tecnica, fisica e psicologica: sentiamo una grande responsabilità, in quest’anno particolare per Cantù e per la serie A allargata».

E, sul possibile nuovo capitano, Pancotto non ha ancora deciso: «Ho già definito alcune responsabilità nella squadra, sul capitano abbiamo qualche idea. Dovrà essere un leader, un portatore di valori che io dovrò essere bravo a trasmettere».n 


© RIPRODUZIONE RISERVATA