Popov: «Pagati stipendi e rata Fip  Due milioni di debiti? Una falsità»
L’amministratore unico della Pallacanestro Cantù, Roman Popov (Foto by foto Butti)

Popov: «Pagati stipendi e rata Fip

Due milioni di debiti? Una falsità»

L’amministratore delegato della Pallacanestro Cantù fa il punto della situazione.

«Posso comunicarvi due ottime notizie: abbiamo provveduto al pagamento degli stipendi di tutti i nostri tesserati, così come al pagamento della rata della Fip nella giornata di lunedì 26 novembre, rispettando in tal modo la scadenza». Roman Popov, amministratore unico della Pallacanestro Cantù, fa balenare un piccolo squarcio di azzurro nel cielo grigio assai che in particolare da una decina di giorni staziona sopra le teste del club brianzolo.

Intanto perché con il pagamento degli stipendi ai tesserati (relativa ai contratti di Lega) - inclusi gli arretrati che dovevano essere corrisposti agli italiani - si dovrebbe per il momento aver scongiurato l’eventuale emorragia di giocatori che sarebbe stata provocata nel caso non si fosse ottemperato alla garanzia che era stata data settimana scorsa dalla società (lo stipendio di ottobre era maturato il 10 novembre).

In secondo luogo perché la terza rata Fip pari a 81mila euro, corrisposta entro i termini scongiura il rischio per la mancata prosecuzione dell’attività evitando l’esclusione della squadra dal campionato.

A tal proposito, l’amministratore unico della Pallacanestro Cantù smentisce quanto riportato ieri in particolare da un quotidiano nazionale, secondo il quale lo stesso Popov avrebbe affermato in assemblea di Lega che il debito della società biancoblù ammonterebbe a due milioni di euro. «Sono rimasto onestamente sorpreso nel leggere le cifre inesatte riportate su alcuni organi di stampa - la puntualizzazione -. Mi riferisco ai nostri debiti, relativamente ai quali circolano cifre non rispondenti al vero e, francamente,non ne capisco il motivo. Durante tutte le trattative avviate in questi giorni, i nostri stessi interlocutori hanno avuto modo di constatare personalmente che il quadro che emerge da alcuni organi di stampa si discosta da quella che è la situazione reale.


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