«Qualcosa deve cambiare Pensiamo a concentramenti»
Matteo Battocchio, allenatore della Libertas Cantù (Foto by Cusa)

«Qualcosa deve cambiare
Pensiamo a concentramenti»

La ricetta di coach Battocchio (Libertas Cantù) alla luce dei continui rinvii per Covid

«Delle 18 partite in programma, domenica tra Serie A2 e A3 se ne sono giocate soltanto cinque». All’indomani della terza giornata di campionato, Matteo Battocchio pone più di un interrogativo sul destino che si para di fronte alla pallavolo.

L’allenatore canturino, infatti, prende atto di quanto avvenuto nell’ultimo turno dei tornei subito alle spalle della SupeLega e, guardando al futuro, immagina problemi via via sempre più frequenti riguardanti sia l’effettuazione delle gare in calendario, sia alla salute dei protagonisti delle stesse. «Qualcosa deve cambiare. Ciò non vuol dire necessariamente sospendere i campionati, ma non si può andare avanti con questo sistema», spiega Battocchio pensando a quanto avvenuto domenica.

La sua Libertas, peraltro, è tra le compagini che finora hanno giocato meno, con un solo match disputato sui tre programmati (la sconfitta all’esordio al PalaFrancescucci contro la Prisma Taranto; rinviate, invece, la “prima” a Siena e la terza, sempre a Casnate con Bernate, contro Santa Croce) e la netta sensazione che, passo dopo passo, le procedure attualmente in vigore finiranno per mettere in bilico il proseguo delle ostilità. «Quello che stiamo vivendo – commenta Battocchio - è un problema sportivo e affermare che il campionato sia falsato è discutere dell’ovvio. È inevitabile lo sia e, peraltro, sapevamo fin dall’inizio che lo sarebbe stato. Pensiamo un po’ a quello che succede in caso di positività di un giocatore. Se un atleta è positivo, ma sta bene, deve rimanere fermo due settimane. Quando poi rientra, deve ripartire subito a bomba, perché c’è la necessità di giocare subito e non è dato il tempo necessario per salire di forma a gradi. Il rischio di infortuni aumenta vertiginosamente, dunque».

A lato c’è la non meno importante questione economica, con le società che temono un allungamento dei tempi (e dei relativi costi gravanti sulle loro spalle) e che si trovano spesso e volentieri nella condizione di dover cambiare in fretta e furia viaggi già organizzati e alberghi prenotati, oltre alle spese necessarie per assicurare i controlli sanitari dei giocatori.

«La Lega femminile sta pensando di giocare in bolle, una proposta che magari sarebbe fattibile per la SuperLega, ma non certo per i budget delle società delle categorie minori. Si potrebbe pensare a una serie di concentramenti come avviene in Asia, radunando gruppi di squadre per giocare più partite alla volta nel giro di pochi giorni.

Questo per ridurre i problemi organizzativi, consapevoli che cambierebbe anche l’interesse per il campionato e l’appeal per gli sponsor. Aleggia pure l’idea di bloccare tutto fino a gennaio, ma anche in questo caso non so quanto una soluzione del genere potrebbe essere adatta all’immagine di questo sport», sottolinea.

In questo contesto, «le società devono riflettere»: «Se le aziende faticano a causa della crisi sarà per loro sempre più difficile foraggiare lo sport. Ciò obbliga a ripensare la gestione delle squadre, puntando davvero allo sviluppo dei settori giovanili e a progettazioni di lungo respiro, non annuali alla ricerca del risultato immediato», conclude.


© RIPRODUZIONE RISERVATA