Quello scherzetto  di Frates a Cantù
Fabrizio Frates (Foto by Dino Merio)

Quello scherzetto

di Frates a Cantù

Il neo dt fu giustiziere di Cantù con la sua Arese nella finale playoff di serie A2. Correva l’anno 1995

Che colpo al cuore per i tifosi: Fabrizio Frates giustiziere di Cantù con la sua Arese nella finale playoff di serie A2. Correva l’anno 1995, Cantù era appena retrocessa e partiva come la grande favorita per l’immediato ritorno in A1.

I sogni si spezzarono in finale playoff contro Arese, alla quinta sfida, sulla tripla di Capone, che regalò ai milanesi un’inaspettata promozione in serie A1. «È una stagione che può essere di importante insegnamento in generale e, nello specifico, per la Cantù di oggi», avverte Frates, che a Cantù è tornato da pochi giorni come direttore tecnico.

Un’altra epoca, ma possono esserci dei tratti comuni. E che Cantù dovrà tener ben presente per non ripetere quell’esperienza: «Il contesto è diverso, a partire dal mercato, che terminava senza appello il 7 luglio, con un solo straniero per squadra, mentre oggi sono due».

Però ci sono parallelismi, nonostante i 26 anni passati da quelle finali: «La mia Arese partì senza ambizioni, fu costruita in poche ore dalle 9 del mattino a mezzogiorno: avevamo solo Sorrentino in rosa… Alle 11.30 sfogliavamo la margherita: prendiamo Aldi o Vescovi? Scegliemmo Aldi».

Cosa successe? «Che in un gruppo di giocatori che sapevano di essere sottostimati perché lasciati fuori da tutti e recuperati all’ultimo da noi, si accese con un moto d’orgoglio. Fu una molla incredibile». A fine anno la classifica recitava: Rimini 50, Arese 48, Cantù 46. «La cosa curiosa è che le due favorite, Cantù con Bosa, Rossini e Buratti e Rimini con Mayers, non riuscirono a salire. L’insegnamento? Che i pronostici a volte lasciano il tempo che trovano. La cosa davvero fondamentale è trovare i giocatori giusti e formare un gruppo importante».

Ma ci ripensa, Frates, a quella partita? «Certo e dico che Capone, che segnò a 4” dalla fine, da otto metri marcato da Buratti, non doveva tirare. Non fu il classico tiro della domenica, ma un tiro voluto: guardò il tempo, si arrestò, tirò ma lui lo faceva sempre. Non fu una botta di c… Sapete quale fu la nostra vera fortuna, finita nel dimenticatoio? Fu libero il libero fallito allo scadere da Cantù in gara 4 al Pianella da J.J. Anderson: la serie sarebbe finita 3-1, invece vincemmo ai supplementari giocandoci la A1 a casa nostra, sebbene ci fossero al PalaLido 4 mila canturini».


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