Rossini: «Serietà e immagine: Cantù è tornata dove è sempre stata»
Luca Rossini (Foto by Butti)

Rossini: «Serietà e immagine: Cantù
è tornata dove è sempre stata»

Il giorno dopo l’iscrizione al campionato di serie A, parla il segretario generale

E anche il 30 giugno, data per presentare domanda di iscrizione al campionato di serie A, è passato via tranquillo. Senza sussulti o preoccupazioni particolari. Segno della ritrovata affidabilità della Pallacanestro Cantù. Luca Rossini, il segretario generale, una volta inviato il faldone può tirare un bel sospiro di sollievo e concedersi al fuoco di fila delle domande.

Che stagione è stata quella che ci lasciamo alle spalle?

Assolutamente particolare. Che ci ha regalato più soddisfazioni di quelle che ci saremmo immaginati. Dal punto di vista sportivo, innanzitutto, ma non solo. Poi, purtroppo, sul più bello, e giustamente aggiungo io, s’è fermato tutto.

Sul più bello perché?

Perché la squadra era in crescita e sul fatto che ci saremmo salvati non ho mai avuto dubbi. In più, anche grazie all’arrivo di Joe (Ragland, ndr), un pensierino ai playoff si sarebbe potuto anche fare.

Una squadra che le è piaciuta, ci par di intendere...

Moltissimo. Giovane, ma che fin da subito ha mostrato il piglio giusto, grazie all’entusiasmo e alla qualità. Grande merito è del coach, Cesare Pancotto. E la conferma di quanto fossero bravi e meritevoli i ragazzi è che ora in tanti si sono ritagliati palcoscenici importanti per il futuro.

Con voi costretti a ripartire da zero...

Da zero? Perché? Ripartiamo dagli italiani, e mi sembra un dato importante. E da un ragazzo come Procida, prodotto del vivaio del Pgc, quindi un altro fattore non di poco conto.In più confido come sempre sulla grande abilità del nostro general manager Daniele Della Fiori.

Procida, il ragazzo di Lipomo cresciuto a Cantù che arriva a firmare un contratto da professionista e in serie A potrebbe essere lo spot della nuova Cantù?

Secondo me rappresenta un’operazione molto interessante. La conferma di quanto si sia rafforzato il rapporto con il Progetto Giovani Cantù, e non solo in questa ultima stagione, ma addirittura da quel 18 febbraio del 2019, che corrisponde all’inizio della nuova era. Questo fatto ha una valenza importante, spero che Gabriele sia solo il primo di tanti giovani interessanti che dal vivaio poi possano arrivare in prima squadra.

Prima di fare arrabbiare il gm con così tanti discorsi tecnici, parliamo dell’altra squadra: la sua, ovvero quella societaria.

Questo è stato l’anno della riorganizzazione. Per dare stabilità alla struttura. E direi che ci siamo riusciti, in tutte le componenti. Il percorso di crescita è sulla buona strada. E in più...

E in più?

Cantù, adesso si può tranquillamente dire, ha riguadagnato l’immagine e il posto che merita nella pallacanestro italiana. La società è tornata a essere quel sinonimo di serietà e affidabilità che ci permette di lavorare al meglio anche con giocatori, agenti e dirigenti.

Come ha vissuto il lockdown?

Premessa fondamentale è la mia situazione personale: sono stato fortunato, avendo casa grande con giardino e fortuna. Poi, in realtà, è andata male perché io sono fondamentalmente un animale sociale e quindi mi sono mancati il contatto e le relazioni con le persone.

Rientrati, ci si è subito trovati nella nuova stagione. O no?

Tecnicamente, al rientro, bisognava chiudere le ultime cose di quella in corso, ma l’abilità di Andrea (Mauri, ndr) e Daniele (Della Fiori, ndr) ha reso tutto meno complicato. Poi, contestualmente, abbiamo dovuto subito iniziare a pensare a quella nuova. Spazi per pause, dunque, non ce ne sono stati.

Per arrivare a ieri quando tutta la documentazione per l’iscrizione è regolarmente partita...

Diciamo che è stata una procedura di iscrizione molto tranquilla.

Niente a che vedere con l’anno scorso...

È la stessa differenza che passa tra il giorno e la notte. Là fu una rincorsa convulsa, stritolati da tutte le complicanze che la gestione Gerasimenko aveva lasciato sulle spalle della nuova proprietà. Dopo il salvataggio, rimettere la barra dritta fu un po’ più complicato rispetto a quanto ci è toccato ora. Con una procedura che è stata completamente normale, non fosse per questa emergenza Covid.

Che rischia di ripercuotersi su tutto e tutti.

Troppe le incognite. Come sarà la ripresa? Si potrà tornare al palazzetto? Come risponderanno gli sponsor? E via di questo passo.

A proposito, come risponderanno gli sponsor?

Noi, per ora, abbiamo una grande fortuna. Che tutti quelli più importanti hanno già confermato il proprio impegno anche per la prossima stagione. E sapere di averli al fianco ci fa partire con una spinta in più di ottimismo. Ma abbiamo un’altra fortuna e due grandi incognite.

Partiamo dalle incognite. Sa com’è: via il dente, via il male...

Dovremo ancora capire quale sara la risposta dei nostri inserzionisti piccoli e medi. Non sembra, ma per noi sono linfa fondamentale. E poi avere magari certezze su quelle che saranno le regole per il pubblico: anche qui, senza botteghino per noi è difficile fare il budget.

Ci dica l’altra grande fortuna, adesso.

Si chiama Cantù Next. Che ha un obiettivo futuro grande, il palazzetto, e che è un auspicio anche per un grande futuro della società. Vedo tanta operatività, un sacco di entusiasmo e molte cose che ogni giorno che passa s’intrecciano sempre di più nei destini delle due realtà. E questa cosa è più che positiva. Sempre aspettando, ovviamente, di vedere come andrà a finire con l’economia in Italia e nel mondo. Lo snodo è tutto lì.

Ma una serie A che rischia di partire addirittura a 14 squadre cosa significherebbe?

Un campionato così non credo sia quello che serva al movimento, in questo momento. Le difficoltà, però, ci sono e quindi il rischio per adesso non è ancora scongiurato. Ma la situazione non è facile per nessuno e, calcio forse escluso, in tutto lo sport di vertice, perché è chiaro che il post Covid rischia di incidere seriamente su botteghino e sponsorizzazioni. Non ci resta che sperare anche in qualche contributo governativo.


© RIPRODUZIONE RISERVATA