Santambrogio, ma era doping?
C’è un ritardo molto sospetto

Il giallo delle controanalisi e l’insolito temporeggiare dell’Uci: se il ciclista comasco non fosse positivo all’Epo?

E se alla fine finisse tutto in una bolla di sapone? Il rischio - molto concreto - è questo. Il caso, tristemente noto, è quello legato al ciclista comasco Mauro Santambrogio, trovato positivo dopo un controllo antidoping al Giro d’Italia, il 4 maggio.

Subito fermato, espulso dalla corsa (proprio quando ne era diventato protagonista) e lasciato a piedi dalla sua squadra, la Fantini Vini.

Tradito, il suo team, giusto qualche giorno prima da Danilo Di Luca, appena ingaggiato e subito scoperto positivo il 24 aprile. Sempre Epo, per tutti e due.

Ma adesso si potrebbe essere davanti a una svolta, perché c’è un ritardo che sta diventando molto sospetto. È quello relativo alle controanalisi. Che sono ferme al palo. Il campione B del... campione di Cremnago di Inverigo non sarebbe stato ancora analizzato.

Il condizionale, in una vicenda così delicata, è d’obbligo. Ma stona, e non poco, il temporeggiare dell’Uci, che continua a tentennare e a non prendere una decisione. Il flacone contenente l’urina di Santambrogio, infatti, nasconderebbe una verità clamoroso. Favorevole al ciclista e non al laboratorio antidoping di Roma, che fu quello che scovò le tracce di Epo.

Epo che, nella provetta, sarebbe in quantità molto bassa e tutto ciò aprirebbe la strada alla negatività dell’atleta.

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